Vai ai contenuti

Quotidiano indipendente

twitter  facebook  feed
Sei qui: HOME » Articoli » Caro Monti, alla fine pagano sempre i soliti. Manca l'equità

Caro Monti, alla fine pagano
sempre i soliti. Manca l'equità

Caro Monti, alla fine pagano
sempre i soliti. Manca l'equità

Il Ministro Elsa Fornero che piange per la commozione di usare la parola sacrificio è la foto indelebile di una strana serata di dicembre, il "decreto salva-Italia" delude un po’ tutti, a destra e a sinistra, ma rischia come ha ben chiosato Giuliano Pisapia, il Sindaco di Milano, di far male all’elettorato del PD.

La classica stangata composta di tasse e di tagli orizzontali alla spesa pubblica, milioni di italiani avranno meno risorse ma forse non ci sarà la macelleria sociale temuta da più parti.

Di certo, un Governo di illustri Professori e Banchieri potava far di meglio, ma il debito pubblico e le gravi disuguaglianze italiane non sono certo colpa del Professor Monti.

L’accettazione di aver messo tra parentesi i partiti e il Parlamento, incapaci in questi anni di affrontare con coraggio le scelte rigorose e necessarie per rimettere in carreggiata la società italiana, si scontra con la delusione per una manovra finanziaria poco originale e che ripete le solite ricette italiane per superare le crisi economiche.

Se si fosse saputo, si poteva anche non scomodare il Professor Monti e favorire invece una Grosse Koalition" all'italiana, mettendo di fronte alle proprie responsabilità l’intero ceto politico.

Le imposte, l’aumento dell’ Iva e i tagli dei trasferimenti agli Enti locali, il bollo sulle operazioni finanziarie e la tassa dell'1,5% sui capitali rientrati con l'ultimo scudo fiscale, potranno dare fiducia ai mercati e alla Comunità Europea , ma viene difficile pensare che possano essere gli strumenti per rilanciare il sistema Italia e riequilibrare le storture del bel paese.


Dei 30 miliardi delle misure decise dal Consiglio dei Ministri il 60% sono aumenti di imposta e il 40 % tagli, insomma il Governo Monti fa come molti altri Governi della storia repubblicana, quando c’è crisi si fa cassa e a pagare sono i soliti noti.

Le politiche fiscali non cambiano e forse era impensabile sperare che un Governo non figlio di un mandato politico elettorale potesse modificare in profondità la fiscalità italiana.

Si tassa la casa e l’aggiornamento degli estimi catastali farà parecchie vittime e il rialzo dell’IVA di altri 2 punti non favorirà di certo il consumo.

Si è evitato di tassare ulteriormente l’Irpef che andava a schiacciare sempre di più il ceto medio, ma non ci sono voci che facciano pensare di dare giustizia fiscale a chi ha sempre pagato.

Lo scandalo tutto italiano di dichiarazioni talmente mendaci da sembrare grottesche resta ancora al riparo, non ci saranno quindi quelle risorse aggiuntive in grado di alleggerire la pressione sul reddito da lavoro e da impresa.

Monti ha accennato, nella conferenza stampa, il ragionamento sull’evidente squilibrio che esiste tra la tassazione sulle rendite finanziarie rispetto a quella sul lavoro, e sinceramente questa è una grave mancanza.

Un Governo, che non è assillato da sondaggi e dal solito teatrino delle dichiarazioni e dai richiami elettorali , doveva avere il coraggio di introdurre misure tese a scoraggiare la speculazione finanziaria e invece motivare gli investitori sul capitale di impresa.

Le misure che colpiscono il ceto benestante e i loro beni di lusso sono ben poca cosa di fronte all’evidenza della evasione e dell’elusione fiscale.

Sul sistema pensionistico è forse giusto superare il metodo di calcolo, tra retributivo e contributivo, ma non è chiaro se i sacrifici dei padri porteranno dei vantaggi ai figli.

Non mi convince l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne, con l’affermazione che in Europa tutto il mondo femminile va in pensione alla stessa età dei colleghi di sesso maschile, perché ci si dimentica di dire che negli altri paesi europei le donne hanno un sostegno, per noi solo sognabile, nella vita di madri e di come unire la vita familiare a quella lavorativa

Sulle pensioni si risparmia annullando l’indicizzazione Istat per il 2012, e di certo non si toglie ai ricchi perché un anziano con più di mille euro non è certo un benestante.

Sui costi della Politica, si taglia il più debole degli enti locali, la Provincia, ma oltre alla riduzione dei posti in Giunta, non c’è la più minima parvenza di un serio ragionamento su come organizzare il sistema delle autonomie locali, visto come un costo e non come uno strumento positivo.

In conclusione, su questo tema, Monti non ha avuto coraggio nel richiedere al Parlamento un sacrificio, lasciando l’impressione di non capire come garantire la partecipazione dei cittadini al governo della cosa pubblica e di ridurre reali e dispendiosi privilegi.

Trovo simile alla carità pelosa l’annunciare la rinuncia allo stipendio da Presidente del Consiglio, dimenticando di dire che gode dell’appannaggio di Senatore a Vita, di recente nomina.

Avrei voluto sentire di tagli alla spesa militare, di una richiesta alla Chiesa Cattolica per una rinuncia volontaria ai vantaggi concordatari, di una legge seria sugli stipendi dei manager pubblici, per evitare le liquidazioni milionarie come quella dell’ex Presidente di Finmeccanica e tante altre cose che non vedremo.

Bene fa Pierluigi Bersani nel rivendicare un ruolo per il Partito Democratico nel richiedere maggiore equità, ma non so se in Parlamento si riuscirà a modificare in tal senso il Decreto " Salva Italia".

Ora mi sembra prevalga la fase del rigore e delle lacrime, vorrei che vedere anche quella dell’equità e della giustizia sociale

Proprio ieri è stato reso pubblico uno studio dell' Ocse: la penisola è all'ottavo posto tra i 34 paesi aderenti all'organizzazione per il divario dei redditi tra le persone in età lavorativa ed è quinta per l'allargamento del gap tra la metà degli anni

Nel 2008, il reddito medio del 10% più ricco degli italiani era di 49.300 euro, dieci volte superiore al reddito medio del 10% più povero (4.877 Euro), con un aumento della disuguaglianza rispetto al rapporto di 8 a 1 di metà degli anni 90. Il reddito dell'1% più ricco degli italiani, che nel 1980 rappresentava il 7% del reddito nazionale totale, nel 2008 era pari al 10% del totale. La proporzione di reddito detenuta dallo 0,1% della popolazione è aumentata dall'1,8% al 2,6% nel 2004.

Questi dati, uniti alla scarsa mobilità sociale, rendono il nostro paese non certo allegro e da un Governo tecnico che può agire con una maggioranza parlamentare mai vista prima mi sarei aspettato sinceramente più coraggio.

Efisio Demuru
6 dicembre

Commenta l'articolo

La vignetta
Sevizio pubblico
di Coconacci
Vedi tutte le vignette
Video notizie
video notizieVedi tutti i video



 

Torna su