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Manovra economica
Bocciato il Professore!

Manovra economica
Bocciato il Professore!

La manovra presentata dal neo Premier Monti è stata accompagnata da un battage pubblicitario di dimensioni talmente imponenti da creare più confusione che chiarezza sul suo reale contenuto. “Stangata Monti”, “manovra salva-Italia”, “lacrime e sangue”,  “rigore, equità e sviluppo”:  sono solo alcune delle parole con le quali il provvedimento finanziario è stato raccontato. Ma quale sarà il suo reale effetto sulla vita degli italiani?

Partiamo dal presupposto che all’approvazione finale della legge mancano circa 80 decreti attuativi di varia natura, ai quali si potrebbero aggiungere un numero di emendamenti parlamentari quantificabili in circa 200. Insomma, esistono diverse possibilità che la versione finale della manovra sia molto diversa da quella predisposta inizialmente. Ciò potrebbe essere un ulteriore male, oppure potrebbe rivelarsi un bene, anche se l’emergere dei dettagli relativi al provvedimento, farebbe propendere verso la seconda ipotesi. Allo stato attuale infatti, la manovra prevede grandi sacrifici da parte della popolazione comune, poche misure rivolte a far pagare chi ha di più e pochissime misure dirette allo sviluppo.

La gran parte della popolazione sarà colpita principalmente in tre modi: l’aumento della tassazione diretta e indiretta, il taglio dei servizi e le modifiche sulla legislazione pensionistica. Per quanto concerne il primo punto, già da alcuni giorni, l’aumento della tassazione sulla benzina, ha portato i benzinai ad alzare i prezzi dei carburanti, giunti ormai a livelli insostenibili. Nel secondo semestre del 2012 anche l’I.V.A.  salirà di 2 punti percentuali, decretando il sicuro aumento generalizzato dei prezzi al consumo. Sono inoltre previsti vari tagli alle Amministrazioni locali, che porteranno alla prevedibile diminuzione dei servizi o all’aumento della tassazione locale. A tale tipo di pressione indiretta sui cittadini, si aggiungerà la reintroduzione dell’I.C.I. sulla prima casa (ora I.M.U.) che, a quanto si apprende nelle ultime ore, risparmierà solo i nuclei familiari di ampio numero a basso reddito. Infine il capitolo pensioni, che di  fatto vede l’abolizione delle cosiddette pensioni d’anzianità, ottenute in base agli anni di contributi versati. Sopravvivono solo le pensioni di vecchiaia, quantificate con il sistema contributivo. Il decreto prevede un aumento generale e progressivo dell’età pensionabile, che culminerà nel 2018 con il raggiungimento del limite di 66 anni per entrambi i sessi. Particolarmente significativo è l’effetto della riforma sui nati dopo il 1952, i quali rischiano, salvo emendamenti particolari, di vedere l’ormai imminente entrata in pensione, rimandata di 5 anni. Inoltre, manca ancora un accordo, tra i partiti ed il governo, volto a permettere l’indicizzazione – l’adeguamento all’inflazione - delle pensioni fino a 1.400 euro lorde. In un primo momento si era infatti parlato dell’indicizzazione piena solo per quelle fino a 480 euro lorde.

A fronte dei sacrifici descritti, ci si sarebbe aspettati un azione rigorosa che limitasse le disuguaglianze presenti in Italia colpendo i redditi più alti, gli evasori e i privilegi della politica. Ciò non accadrà. La manovra prevede l’aumento della tassazione sui prodotti di lusso e sui posti barca, misure che risultano insufficienti e interessano un numero ristretto di persone. In un Paese dove il 10% delle famiglie italiane, possiede il 44,5% della ricchezza netta complessiva si sarebbe forse potuto agire in modi più efficaci. Una patrimoniale? Forse, ma non solo quella.

Il problema principale è che la lotta all’evasione fiscale, il vero cancro dell’Italia, avrebbe dovuto essere il fulcro della manovra. Anche una patrimoniale può risultare insufficiente quando il 42,4% delle barche di lusso, il 31,7% delle automobili oltre i 185 cavalli e il 25% degli aerei da diporto, presenti sul territorio nazionale, risultano intestati a contribuenti che dichiarano meno di 20 mila euro l'anno. Sempre su questo punto, il prelievo del 1,5% sui capitali rientrati con lo scudo fiscale del 2009 avrebbe dovuto essere molto più elevato, e collegato ad un futuro accordo con la Svizzera che - sul modello di quelli inglese e tedesco sui patrimoni nascosti – prevedesse, in cambio del  mantenimento del segreto bancario, una tassazione dei capitali italiani operanti sul territorio elvetico.

Non si capisce, inoltre, perché i miliardi di euro di proprietà immobiliari della Chiesa Cattolica non adibite a luogo di culto,  debbano essere esentate dal pagamento della nuova I.C.I. Come non si capisce perché il nuovo governo stia rinunciando all’asta sulle frequenze televisive (valore stimato tra i 5 e gli 8 miliardi di euro) per fare un favore all’ex Premier Berlusconi.

Si arriva infine alla più macroscopica delle carenze di questa manovre: i tagli ai costi della politica. Quelle che avrebbero dovuto essere in assoluto le prime misure del decreto stanno sparendo vergognosamente dal testo. La regola che prevedeva il ridimensionamento degli organismi provinciali entro il 20 novembre 2012  – con l’abolizione delle giunte e il taglio dei consiglieri fino al numero di 10 -  è stata rimandata sine die ad una legge ordinaria; mentre l’adeguamento delle retribuzioni dei parlamentari agli standard europei verrà anch’esso rimandato ad una legge ordinaria attraverso un emendamento, e sottratto al governo con il pretesto del rispetto delle prerogative delle camere.

Parzialmente positiva è invece l’azione della finanziaria sul mercato del lavoro. La manovra prevede un taglio del costo del lavoro attraverso la deduzione dell’I.R.A.P. sulle assunzioni di donne e giovani under 35. Pur essendo utile e concreta, tale misura difficilmente sarà sufficiente a rilanciare la crescita economica, che avrebbe invece avuto bisogno di un poderoso piano di investimenti finanziato attraverso l’approvazione di alcuni dei provvedimenti precedentemente menzionati.

La nascita dell’esecutivo Monti aveva creato grosse aspettative di rilancio economico e di correzione delle macroscopiche sperequazioni presenti nella società italiana. Tuttavia, per quanto concerne la valutazione dell’opera svolta finora, possiamo senz’altro dire che il governo dei professori risulta bocciato senza appello.

Thomas Melis
14 dicembre

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