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L'editoriale del direttore.
La forza de l'Unità

L'editoriale del direttore.
La forza de l'Unità

L'Unità torna in edicola dopo la giornata di sciopero dei suoi giornalisti. Come per tante famiglie italiane, in questo tempo di crisi, la vita è dura anche per noi. Nell’editoria pesano enormemente le distorsioni del mercato pubblicitario, eredità del berlusconismo. Ci auguriamo che il governo Monti non si rassegni al ruolo di spettatore di una partita truccata - che tollera un gigantismo della pubblicità televisiva senza uguali in Europa e in Occidente - ma si adoperi da subito per trovare un equilibrio tra tv, carta stampata e nuovi media, condizione oggi di un effettivo pluralismo. 

La stessa asta per le frequenze tv, da ieri inclusa nel programma dell’esecutivo, potrebbe fornire risorse utili per riformare il mercato e incentivare l’innovazione. Sicuramente compito del governo Monti è garantire che il Fondo risarcisca, almeno in parte, i giornali politici e di idee penalizzati dallo squilibrio del mercato. In gioco c’è il valore costituzionale della libertà di stampa. E il passo compiuto con la manovra è insufficiente. Soprattutto è contraddittoria la prospettiva di rinviare la modifica dei criteri di erogazione delle risorse: l’attuale sistema non solo permette sprechi ( come dimostra il caso de l’Avanti di Lavitola) ma costringe le aziende meglio amministrate ad assurde diseconomie. 

Perché, ad esempio, commisurare i finanziamenti alla tiratura e non alle vendite certificate e/o ai lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato e/o alla distribuzione effettiva in tutto il Paese? E perché non farlo subito favorendo così il risanamento di aziende oggi indebitate? E ancora perché l’ammontare dei contributi non viene fissato in anticipo, consentendo di pianificare le ristrutturazioni finanziarie e gli ammodernamenti industriali? L’Unità darà battaglia. Di sicuro non cederà il passo. Non è riuscito Berlusconi a far tacere la voce de l’Unità, quando invitava pubblicamente gli imprenditori a non fare pubblicità sul nostro giornale, non ci riuscirà nessun altro. Resteranno delusi nuovi e vecchi avvoltoi. 

Certo, una buona parte del nostro futuro dipende dal nostro impegno e dalla nostra responsabilità. Per i giornalisti il solo vincolo è con i lettori. Non c’è giornale che non viva in relazione con una comunità di riferimento. Per l’Unità questo vincolo è storicamente, politicamente, emotivamente più forte. Ed è la maggiore ricchezza di cui disponiamo. È la testimonianza di un radicamento profondo nella storia nazionale. Oltre che il segno della condivisione di una lotta politica per la difesa dei più deboli, per la crescita del Paese, per l’uguaglianza e le opportunità, per i nuovi diritti, per la legalità, per il cambiamento. Il tempo ha mutato molti paradigmi. Oggi l’Unità ha un suo profilo originale nel panorama plurale del centrosinistra italiano. Vogliamo coniugare la cultura democratica con le sofferenze di chi paga i prezzi più pesanti della crisi. Mettere in rete i ricostruttori: dal movimento delle donne a quello dei giovani precari, dalle associazioni che si battono contro le mafie ai volontari che danno anche alla carità il senso di un profondo rinnovamento politico. Sostenere lo sforzo per salvare il Paese tenendo al centro l’equità, perché non ci sarà sviluppo senza equità. Lavorare per l’Europa e lucidamente contestare la politica attuale dei vertici dell’Unione. L’Unità continuerà ad essere così. Raccontando, nei piccoli e nei grandi fatti della cronaca, una società rimescolata, in continua trasformazione. Perché l’Unità è anche una scuola di giornalismo che non chiude i battenti. 

Sul web il nostro sito è tra i più cliccati e letti. Siamo partiti in anticipo, ci abbiamo creduto e, se non fosse per i ritardi del mercato, questo vantaggio ci consentirebbe oggi un maggior afflusso di risorse. Su unita.it continueremo comunque a investire idee, progetti ed energie professionali perché in quel campo c’è una parte importante del nostro futuro. Ma, di certo, la nostra presenza sul web non ci farà arretrare dalle edicole. Il giornale di carta resta irrinunciabile nel rapporto con la nostra comunità e con il pubblico più vasto che vuole conoscere il punto di vista di un centrosinistra e di una sinistra che ama l’Italia e vuole cambiarla. Anzi, stiamo lavorando perché l’Unità torni grande anche nel formato. Il nostro rapporto con i lettori - è questo l’impegno - sarà sempre forte, intenso, critico, quotidiano.

Claudio Sardo
17 dicembre

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