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Luci e ombre nella manovra
Monti. Alcune valutazioni

Luci e ombre nella manovra
Monti. Alcune valutazioni

La manovra in discussione in Parlamento sarà sostenuta dal Partito democratico alla Camera e al Senato. È un atto di responsabilità del nostro partito, che ha deciso di appoggiare questo governo per liberare l’Italia da una situazione politica ormai diventata intollerabile e per uscire dall’emergenza.

Un primo risultato di questa operazione, che rivendichiamo con forza, sta nel fatto che da qualche settimana siamo tornati a parlare del Paese, dei problemi reali, delle politiche che riteniamo più giuste e non più solamente di Berlusconi, come invece per 3 anni, e per i 15 precedenti a diversa intensità, ci siamo trovati costretti a fare.

La manovra del Governo Monti è la manovra di un governo che è sorretto da forze diverse, le quali, tutte, hanno dovuto accettare di rinunciare a qualcosa. Consideriamo questo solo il primo passo, un porre le basi perché sia possibile un cambiamento vero. Dunque, siamo solo all’inizio del lavoro che ci aspetterà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

Seconda considerazione: il Partito democratico in Parlamento ha lavorato per migliorare il testo, ottenendo una serie di risultati assai importanti nel segno di una maggiore equità. Non abbiamo ottenuto tutto, e ci impegniamo fin d’ora perché si correggano alcuni punti per noi essenziali: in particolare chiediamo maggiore coraggio sul capitolo delle liberalizzazioni e, sul fronte pensioni, di eliminare le penalizzazioni per i lavoratori precoci. Consideriamo altresì, tra le varie misure proposte, l’intervento sulle accise sulla benzina tra le più inique, specie se ad esso non fa seguito una politica di potenziamento del trasporto pubblico o di incentivi all’utilizzo di mezzi di trasporto non inquinanti. Cito ad esempio lo stato di degrado cronico del trasporto ferroviario secondario, quello cioè utilizzato dai pendolari quotidianamente per recarsi sul luogo di lavoro.

Questa è tuttavia la condizione per il nostro Paese di non fallire e uscire da una recessione irreversibile. Con queste basi si potrà lavorare per costruire i pilastri di un vero cambiamento. Ci impegniamo già da subito sul fronte della crescita e della riforma degli ammortizzatori sociali, che dovranno essere i prossimi capitoli dell’agenda di Governo ad essere affrontati con grande determinazione. Anche per fare in modo che si possa a breve arrivare a una riduzione della pressione fiscale, e che si possa ridurre il debito pubblico attraverso, appunto, la crescita e una riqualificazione e maggiore efficienza della spesa pubblica.

Ultima considerazione, ma non quanto a importanza: come ho già avuto modo di ricordare ripetutamente, la politica deve essere la prima a dare un segnale di responsabilità e in una situazione in cui si chiedono sacrifici a tutti deve essere all’altezza della situazione e mostrare la propria capacità di eliminare tutti gli sprechi e ritornare al valore massimo della sobrietà. I presidenti di Camera e Senato hanno già annunciato ulteriori misure di contenimento della spesa, oltre a quelle già approvate in queste ultime settimane e credo che questa sia la strada da percorrere. Da parte nostra ci deve essere in questo il massimo di impegno perché non si retroceda e perché venga ridata tutta la dignità che la politica merita. Il linciaggio della classe politica è un male per le istituzioni stesse e per tutto il Paese e può essere fermato sono se siamo in grado di dare questo segnale di massima austerità.

Per entrare nel merito della manovra, tento di dare un quadro, ovviamente sintetico e parziale, ma che verte su tre parti: le luci, le ombre e i miglioramenti che il Partito democratico ha ottenuto con il suo lavoro alla Camera.

Le luci della manovra

Il dibattito è stato essenzialmente polarizzato dai capitoli pensioni e ICI o IMU. In realtà, si è dato troppo poco spazio alla valorizzazione di altri elementi altrettanto importanti e che rappresentano certamente motivo di soddisfazione.

Per lo sviluppo, segnalo la detassazione dei redditi utilizzati per la patrimonializzazione delle imprese (ACE), la deduzione dell’Irap dalla base imponibile dell’Irpef e dell’Ires, la detrazione dell’Irap per l’assunzione di donne e giovani a tempo indeterminato, il fondo di garanzia per le piccole imprese. Da evidenziare anche il fatto che sia stata ripristinata per il 2012 la detrazione del 55% delle spese per ristrutturazioni con risparmio energetico e del 36% per le ristrutturazioni ordinarie, e ancor più che dal 2013 la detrazione del 36% diventi una misura strutturale, così che non ci si trovi ogni anno a dover negoziare per reintrodurla.

Di grandissima importanza anche la modifica dell’ISEE entro il 31 maggio 2012: sarà un modo per riparamentrare la ricchezza attraverso nuovi e più precisi indicatori. È una misura di grande equità, visto che la maggior parte delle prestazioni sociali viene erogata utilizzando questo parametro. Questa modifica potrà portare anche a grandi risparmi, che andranno ad alimentare un fondo per le politiche sociali.

Sul piano della trasparenza, il regime premiale, la semplificazione degli adempimenti e riduzione dei costi di acquisizione delle informazioni finanziarie e la tracciabilità dei pagamenti da 1.000 euro sono grandi innovazioni. A queste misure per la trasparenza e per la lotta all’evasione si aggiunge la norma che prevede che una falsa dichiarazione all’agenzia delle entrate sia penalmente rilevante.

In tema di concorrenza, il divieto di interlocking, ossia di cumulabilità di incarichi in società in concorrenza tra loro, e il conferimento di poteri all’Autorità Garante per la concorrenza sulle pubbliche amministrazioni che violano le norme per la tutela della concorrenza sono norme che vanno nella giusta direzione.

Del capitolo pensioni, la parte sulla totalizzazione dei contributi è molto positiva per i giovani e per quei lavoratori con percorsi e carriere discontinue.

Le ombre della manovra

Alcune delle ombre sono già state anticipate nella premessa. Intanto, sul piano metodologico, è negativo il fatto che questa manovra sia basata perlopiù su maggiore tassazione. È una impostazione che, riteniamo, debba essere rapidamente riequilibrata.

La parte delle ombre può essere più sintetica non perché pesino di meno, ma perché ciascun capitolo qui citato rappresenta una macro area di intervento, quindi se numericamente sono di meno, dal punto di vista dei contenuti sono molto più ampie.

Il capitolo che mostra le maggiori lacune è quello sulle liberalizzazioni: il governo deve avere il coraggio di fare passi molto più decisi. È un’occasione per scardinare un sistema bloccato e deve essere usata fino in fondo. L’arretramento sulle liberalizzazioni della vendita farmaci, dei taxi e delle professioni ha dato un segnale assai negativo, che deve essere immediatamente corretto. Il nostro è un paese che sconta un immobilismo corporativo, che ha impedito fin qui di liberare tutte quelle energie che il paese può esprimere e soprattutto penalizzano i consumatori.

Si è già detto della accise sulla benzina.

Sul tema delle pensioni, resta in primis aperto il grande capitolo della riduzione delle penalizzazioni dei lavoratori precoci. Un secondo capitolo che merita una immediata correzione riguarda la questione dei lavoratori che hanno lasciato il posto di lavoro senza rientrare in accordi su mobilità o mobilità lunga, ma con accordi individuali con il datore di lavoro. Per loro non vale il mantenimento della normativa precedente la manovra, quindi restano scoperti da qualsiasi protezione per un periodo che potrebbe arrivare ai 4 anni.
Una considerazione più generale sul nuovo sistema pensionistico, specialmente in relazione alle modifiche per le donne, non può essere tralasciato: il fatto che a fronte dell’innalzamento dell’età pensionabile non è stato vincolato il risparmio così ottenuto al sostegno di un fondo per la riforma del welfare e per misure di sostegno a tutto il percorso lavorativo delle donne. Già in passato abbiamo fatto una battaglia in Parlamento perché fossero utilizzati tutti i risparmi dell’innalzamento dell’età pensionabile per servizi quali asili nido e detrazioni per le spese di cura. L’assenza di questo fondo non è un segnale positivo e anche su questo il nostro impegno dovrà essere massimo.

Tra le varie mancanze che possono essere sottolineate, infine, ci sembra particolarmente grave quella di un segnale chiaro della prospettiva che si vuole dare soprattutto ai giovani. Nelle condizioni in cui ci troviamo, con una recessione certificata dai maggiori osservatori e dallo stesso Ministro dello Sviluppo Economico, e con una disoccupazione giovanile che continua drammaticamente ad aumentare, il fatto che non ci siano misure concrete che diano un segno di fiducia in questo senso, ad eccezione dell’abolizione dell’Irap per le nuove assunzioni a tempo indeterminato, rappresenta un aspetto negativo che richiede una rapida inversione di rotta.

I miglioramenti dopo il lavoro alla Camera

Sintetizzo le principali modifiche, senza pretesa che siano esaustive di tutti i cambiamenti apportati dal testo originario a quello definitivo.

Il grosso del lavoro si è concentrato sul capitolo delle pensioni:

  • è stato conservato il pieno adeguamento all’inflazione per i regimi pensionistici fino a tre volte la minima;
  • è stata dimezzata all’1% per i primi due anni la penalizzazione per ogni anno anticipato nell’accesso al pensionamento rispetto all’età di 62 anni;
  • è stato attenuato lo scalone per i lavoratori e le lavoratrici del settore privato: in particolare, potranno andare in pensione a 64 anni se hanno maturato 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2012 per gli uomini e 20 anni di contributi e 60 anni di età sempre entro il 31 dicembre 2012 se donne;
  • è stato introdotto un contributo di solidarietà del 15% per le pensioni d’oro di oltre 200.000 euro.

Sull’IMU, è stata introdotta una detrazione di 50 euro per ciascun figlio fino a 26 anni dimorante in casa per un importo massimo di 400 euro.

Sui capitali scudati, diventa strutturale una imposta speciale annuale (che rappresenterà il prezzo per la prosecuzione dell’anonimato) del 13.5 per mille nel 2012, del 10 per mille nel 2013 e del 4 per mille del 2014 sulle attività finanziarie oggetto di emersione. E’ stata altresì introdotta una imposta del 10 per mille sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero così come una imposta del 7.6 per mille sul valore degli immobili situati all’estero.

Per i costi della Pubblica Amministrazione, entro il 31 dicembre 2011 dovranno essere adottate da Governo e Parlamento immediate iniziative che conseguano il livellamento remunerativo sulla base della media europea. E’ stato introdotto il tetto agli stipendi dei dirigenti pubblici, eccetto per le posizioni apicali, e il blocco ai doppi stipendi.

Infine, per quanto riguarda i pagamenti in contanti, è stata elevata la soglia minima da 500 a 1.000 euro, è stata introdotta l’esenzione dell’imposta di bollo per le fasce svantaggiate per incentivare l’accredito delle pensioni su conti correnti. Entro tre mesi, inoltre, dovrà essere stipulata una convenzione per definire le caratteristiche di un conto corrente di base che le banche sono tenute ad offrire senza prevedere costi di gestione.

Queste le principali informazioni. Resto a disposizione per una illustrazione più dettagliata e soprattutto per raccogliere le indicazioni sul lavoro che ci attende dalle prossime settimane.

Alessia Mosca parlamentare PD
17 dicembre

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