
(DAL NOSTRO INVIATO) - Facevo parte del gruppo dei giornalisti che si sono recati a Homs, per svolgere un’inchiesta sulla situazione siriana, 4 colpi di mortaio sono caduti uccidendo 9 persone e provocando il ferimento di altre 25 nel quartiere Akrama. Il collega Gilles Jacquier, giornalista di France2, nel tentativo salvare un'altra collega libanese, Mireille Abi Nasr, é stato colpito dalle schegge. Un altro collega, che ho conosciuto solo la settimana scorsa, il fotografo olandese, Steven Wassenaar,è stato ferito agli occhi.
Nonostante la richiesta del mio giornale di mandare il servizio sull'accaduto sono rimasto quasi paralizzato per due giorni, incapace di scrivere e reagire, il pensiero di quanto è avvenuto mi rimbombava nella testa: pensavo alla moglie di Gilles anche lei è freelance e fotografa.
Avevo incontrato Gilles Jacquier più volte e in diverse parti del Mondo, nei luoghi della guerra e della morte, dove i giornalisti come noi cercano la verità.
Gilles Jacquier, non ha pensato a se stesso, ma ad una collega che lavorava con lui, ha spinto la collega a terra e l’ha coperta, avvolta,facendole scudo col proprio corpo e tutte le schegge l'hanno colpito.
In Europa, abbiamo la memoria corta,non ricordiamo, coinvolti dal ritmo frenetico della nostra vita che ogni anno almeno cinquanta giornalisti vengono uccisi, colleghi che girano il Mondo, non per passione, ma per combattere le numerose ingiustizie diffuse in tutto il continente e per rompere il muro del silenzio e dell'omertà.
Purtroppo Gilles non sarà l’ultima vittima tra i giornalisti occidentali in Siria, l’interferenza straniera nelle questioni interne al Paese Medio orientale e il potere mistificatore dei media europei e statunitensi causeranno sicuramente altre vittime.
Denuncio con forza la superficialità dell'informazione in Occidente, siamo imbavagliati da quella che consideriamo la nostra liberta di stampa, in realtà esiste una sola versione unilaterale ripetuta 24 su 24 ore.
Si tratta del mio terzo viaggio in Siria, ed oggi sono più convinto che mai che il regime stia pagando il prezzo delle scelte fatte da Hafez al Assad e dal figlio Bashar: l’alleanza con l'Iran e con i movimenti palestinesi e con Hezbollah in Libano. Che siano state oppure no delle scelte giuste, i risultati di quelle decisioni sono sotto gli occhi di tutti. Nessuno di noi crede che la Siria sia un Paese pluralista e democratico, ma non possiamo credere alle false informazioni.
Il Ministro degli esteri degli Emirati Arabi Ben Zaid aveva visitato la Siria il mese scorso, chiedendo al Presidente siriano di rompere l'alleanza con l'Iran e Hezbollah in cambio di aiuti economici che avrebbero sanato il bilancio per i prossimi tre anni.
Bashar ha respinto l'offerta, ricordando che la Siria non può sottrarre il suo appoggio agli alleati che sostengono le rivendicazioni del popolo palestinese e che la Siria e tutto il suo territorio sono occupati da Israele, con il sostegno americano e il silenzio arabo.
L'Europa persegue una politica estera errata sotto egida degli Stati Uniti, senza pensare alle pesanti conseguenze che potranno riflettersi soprattutto in un momento di grave crisi del vecchio continente.
Siamo di fronte ad una crisi internazionale e se il 24 Gennaio, gli Europei decideranno unilateralmente di attuare le sanzioni contro i prodotti petroliferi iraniani, la Guardia Rivoluzionaria Iraniana chiuderà lo stretto di Hermus dove transita il 40% dell'approvvigionamento petrolifero Mondiale.
La politica spocchiosa e avventuriera degli americani sotto la pressione di Israele irritano anche una potenza come la Russia In un'intervista all'agenzia di stampa Interfax il viceministro degli esteri russo Gennadij Gatilov ha spiegato la posizione della Russia sulla questione iraniana:
“Le nuove sanzioni contro l'Iran, così come una potenziale operazione militare contro il Paese, sarebbero percepite dalla comunità internazionale come un tentativo di cambiare il regime di Teheran”.
Gatilov ha poi sottolineato che nelle ultime settimane si è andata a palesare un'evidente strategia volta ad alzare il livello della tensione con l'Iran, una strategia nella quale si inseriscono anche le ultime sanzioni adottate unilateralmente dai paesi occidentali, al di fuori della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
Sanzioni e strumenti repressivi non solo acuiscono il sentimento antioccidentale da parte della popolazione iraniana, ma danneggiano l’economia del Paese e rischiano di mandare in frantumi gli sforzi diplomatici internazionali per regolamentare il programma nucleare iraniano.