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Darfur. Le associazioni umanitarie
e le macchine delle Nazioni Unite

Darfur. Le associazioni umanitarie 
e le macchine delle Nazioni Unite

La città è molto viva, pare che la giornata la popolazione la passi per le strade, metre la visitiamo due dati emergono con forza impressionante. Tante sedi di associazioni umanitarie, prevalentemente vuote, chiuse da enormi cancelli e fili spinati con all’ingresso cartelli altisonanti in bella vista. Tutto ciò stride con una realtà che non appare così problematica, la sera prima abbiamo percorso le strade del centro della città, gremite di persone senza correre alcun rischio, ne percepirne la presenza.

Proviamo a chiedere che ruolo svolgano, non c’è una risposta, perché la verità è che qui non ci sono. Ci sono le loro effige ma non si percepisce la presenza di nessuna opera da loro realizzata. Nel campo profughi di Abou Shok ancora meno.

L’altro elemento sbalorditivo è la quantità di Nissan Patrol che in parte girano per le vie della città ed in parte sono parcheggiate ai bordi della strada. Tutte bianche, pulite, fiammanti e targate Nazioni Unite. Una quantità di auto che non è assolutamente giustificabile rispetto al contesto e che stona rispetto a questo. In ogni macchina un autista, è difficile vedere la presenza all’interno di altri passeggeri. Potremo dire che ci sono più macchine che profughi, è una forzatura, ma rende l’idea di una presenza anomala e di uno sperpero di denaro sicuramente enorme. Anche questa è una pagina dell’affaire Darfur.

 

r.s.
2 febbraio

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