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Aumento dei suicidi per la crisi,
la notizia è sbagliata

Aumento dei suicidi per la crisi,
la notizia è sbagliata


C’è una notizia che nei giorni scorsi è apparsa nelle più importanti agenzie e testate giornalistiche, ossia che la crisi economica aveva provocato un’impennata nel numero dei suicidi in Italia. Su tutti i titoli era riportato il dato dell’indagine condotta da EU.R.E.S., un istituto di ricerche economiche e sociali, a dir poco allarmante: un suicidio al giorno tra i disoccupati. Già dal titolo del comunicato stampa che diffondeva una sintesi della ricerca si capiva dove si voleva andare a parare: “L’ultimo grido dei senza voce. Il suicidio in Italia ai tempi della crisi”. Da qui è partita l’immancabile polemica politica, ossia che le istituzioni hanno abbandonato i cittadini nel momento di maggiore difficoltà, ancora una volta è stata tirata in ballo la Costituzione che garantisce a tutti un’esistenza libera e dignitosa. Insomma una notizia che cadeva a puntino, viste le critiche che arrivano da ogni parte alla manovra finanziaria del governo.

Peccato però che l’informazione sia vecchia, precisamente era già apparsa a maggio dell’anno scorso. L’indagine, infatti, prende in esame il 2009, anno in cui ci sono state le prime ripercussioni della crisi mondiale innescata dal fallimento di Lehman Brothers. Allora si erano registrati nel nostro paese 2.986 suicidi, con un aumento del 5,6% rispetto al 2008 quando i casi erano stati 2.828. Secondo  EU.R.E.S. questo incremento è legato alla crisi economica, ma leggendo attentamente anche solo la presentazione della ricerca, ci si rende conto che si tratta di un semplice studio sui dati Istat. E, soprattutto, c’è la consapevolezza che le ragioni del suicidio sono così soggettive che è impossibile ricondurle tutte a un disagio strettamente economico.

Messa così è proprio un’altra cosa. Perciò l’enfasi nel dare la notizia, dando per scontato un nesso di causa – effetto che non c’è, è davvero inappropriata. L’informazione deve essere corretta e quanto più possibile esatta, e questa tendenza alla drammatizzazione dei fatti è davvero insopportabile. Manipolare un dato per strumentalizzarlo a fini politici,  usare un tema così delicato come il suicidio per inasprire un clima politico già caldo, non è fare giornalismo serio.

Si ripropone, dunque, il problema dell’etica e della deontologia del giornalista, che non dovrebbe mai dimenticare, nel momento in cui dà la notizia, delle possibili conseguenze morali, sociali e politiche che ne possono derivare. Ci vuole il rispetto della verità prima di tutto, che non può esserci senza un approfondimento serio della notizia e se si persegue la strada del sensazionalismo fine a se stesso.

 

Diana Popescu
3 febbraio

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