
Antonio Verro, eletto deputato del Pdl al posto di un suo collega dimissionario, si dimette prima ancora di mettere piede in Aula: preferisce tenersi il lavoro che ha, anche se lo stipendio è leggermente più basso e se il suo incarico scadrà fra due mesi, un anno abbondante prima della fine della legislatura. L’italiano medio al posto suo avrebbe optato per il Parlamento. Ma il protagonista della vicenda è un consigliere d’amministrazione della Rai, referente diretto di Silvio Berlusconi al settimo piano di viale Mazzini, e questo fa capire parecchie cose. Fa capire, ad esempio, che Antonio Verro non dovrà cercarsi un lavoro il 28 marzo, perché alla scadenza resterà al suo posto: forse nel nuovo cdA, più probabilmente in quello vecchio, che verrà prorogato se Monti non avrà il coraggio di sfidare il Pdl su uno dei temi che a Berlusconi stanno più a cuore.
Monti ha promesso una riforma della Rai, è vero. Ma un conto sono le buone intenzioni – come si è visto ad esempio sull’asta per le frequenze – e un altro la realtà: per ora, ad esempio, gli unici cambiamenti che si sono visti dall’entrata in carica di questo governo sono stati la sostituzione del dimissionario Minzolini con un altro direttore gradito al Pdl e l’appalto alla Lega (che pure sarebbe all’opposizione di Monti) delle testate regionali, una delle strutture più grandi di tutta la tv pubblica. Non è il governo che decide i direttori, per carità: quelli li vota il Cda, che risponde direttamente ai partiti; ma i nomi scelti fanno capire molto bene la strategia politica del Pdl, che finge di litigare con la Lega in Parlamento per poi spartirsi ancora la torta sulle nomine, preparando insieme il terreno per le elezioni 2013. La tesi di Beppe Giulietti, mio collega deputato e portavoce di Articolo 21, è anche la mia:
“Cosa decideranno di fare il presidente Monti e il ministro Passera? Faranno finta di nulla o decideranno di inserire nel provvedimento sulle liberalizzazioni una norma che allontni i governi e i partiti dal diretto controllo del consiglio della Rai? Il presidente Monti ha annunciato che il dossier Rai è sul suo tavolo, e che, entro poche settimane, provvederà a individuare una soluzione definitiva. Lo speriamo, ma abbiamo la sensazione che, dopo aver subito questa pesante sconfitta, sarà difficile, se non impossibile trovare una soluzione che possa essere condivisa anche da Berlusconi e da Bossi. Come nella novella di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, l’albero della riforma non sarà mai quello giusto, e nel frattempo sarà passata la legislatura”.
In sostanza, Monti viene qui in Aula a proporre una riforma della Rai, e il Pdl si mette di traverso; ne propone un’altra, e il Pdl si rimette di traverso; difficile che su un tema del genere metta sopra la fiducia, e via così ad oltranza. A quel punto, fino all’inizio della par condicio, l’asse Pdl e Lega – a cui Berlusconi non ha ancora trovato alternative valide – si trova con 5 canali su 7 smaccatamente dalla propria parte, con Raitre al Centrosinistra e La7 non palesemente schierata. L’unico che pare aver capito in anticipo la manovra è Nino Rizzo Nervo, uno dei due consiglieri di amministrazione in quota Pd, che infatti si è dimesso dopo le ultime due nomine; brancola invece nel buio il presidente Garimberti, anche lui in quota Centrosinistra, che anziché chiedere un incontro a Monti per capire se la riforma si farà davvero potrebbe egli stesso accelerarla, dimettendosi e tagliando di fatto le gambe all’ipotesi di una proroga del CdA.
Non chiedetemi di quotarvi l’ipotesi, però.