
Tutti i giornali parlano delle primarie a Genova dove per l'ennesima volta un outsider, in questo caso Marco Doria, ha superato i favoriti.
Una cosa del genere era accaduta, con minore enfasi sui giornali, non più tardi di due settimane fa a Piacenza. Personalmente credo che non ci siano alternative: alle primarie tutti se la giocano alla pari e non devono esistere i candidati del partito.
Chiunque vinca il giorno dopo ha diritto all'aiuto degli altri, in lealtà e trasparenza.
Non vorrei che la vicenda genovese – come altre analoghe in tutta Italia – diventasse l'occasione per bloccare il meccanismo delle primarie.
Noi dobbiamo uscire dal modello di partiti pesanti che decidono la linea da Roma: stanno in questa filiera le proposte fatte a ottobre alla Leopolda, dall'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (quantomai attuale, visto ciò che è accaduto in questi giorni) al dimezzamento di numero e indennità dei parlamentari regionali e nazionali. Sono molto felice che si discuta di un nuovo modello di legge elettorale perché il porcellum ha tolto ai cittadini la libertà di scelta.
Ma niente scherzi, per favore: non si tolga il diritto di scegliere il candidato premier e la coalizione. Certe cose le deve decidere l'elettore nell'urna, non il partito in aula. Io almeno la penso così: bipolarismo, coalizioni serie, primarie a tutti i livelli per la classe dirigente.
Vi sembro un inguaribile romantico?