Mediocrità dei nostri tempi e sue molteplici espressioni: dalla civilissima Germania prediligiamo acquisire le politiche di austerity quando a ben vedere si potrebbe studiare meglio quel Paese ad esempio nel campo del trattamento dei rifiuti. Tema sul quale il proverbiale rigore teutonico si esprime al pieno servizio dell’ambiente.
Una delle migliori iniziative che si sta intraprendendo è quella della dismissione degli inceneritori, a favore di un ciclo di trattamento dei rsu che muove dalla raccolta differenziata spinta passando per sistemi ad emissione zero, riciclo, recupero e riuso sistematico dei materiali. Ma senza rischiar la vertigine di viaggi oltre confine basterebbe studiare il caso di Vedelago (Tv) per comprendere cosa si potrebbe fare in Sardegna –a Tossilo come a Macchiareddu – e cosa non si dovrebbe fare.
Ciò che non si dovrebbe fare è mantenere – tanto meno in questo stato di obsolescenza – gli inceneritori esistenti. Neppure pensare a nuovi impianti o a eventuali revamping. Innanzitutto perché gli inceneritori producono diossine in quantità industriali, poi perché nulla si crea e nulla si distrugge, ergo ciò che entra in impianto solo apparentemente scompare anzi si trasforma in polveri e nano particelle, con gli ulteriori rischi che ciò comporta per la nostra salute.
A Vedelago sono arrivati a percentuali di raccolta differenziata superiori al 90% e nell’impianto di trattamento a bassa temperatura si producono materiali plastici di pregio per l’edilizia (la cd. sabbia sintetica) e nuove plastiche che tornano sul mercato creando indotto, ulteriore lavoro e reddito. Un impianto di questo tipo costerebbe poco più di 8 mln di euro contro i 42 mln previsti per il rinnovamento del solo impianto di Tossilo. Creerebbe occupazione diretta per oltre 100 unità contro i 35 dell’inceneritore esistente, eliminerebbe definitivamente l’impatto ambientale sul territorio, lascerebbe un residuo pari ad appena il 5% contro l’attuale 14/25% di polveri.
Dove sta allora la follia (se così si può dire)? Nel rifiutarsi ottusamente di cogliere questa opportunità, le alternative anche quando stanno sotto il nostro naso. O forse la partita è un’altra: quella del giro di soldi di appalti ultramilionari, degli interessi forti che ruotano attorno agli inceneritori. Ma una nuova politica cosa dovrà fare se non prediligere l’interesse pubblico su quello delle lobby? E da questo punto di vista lavoro ed ambiente possono e debbono stare insieme.