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Recensione. Il museo del caos

Recensione. Il museo del caos

Giuliano Galletta

 

Il Canneto Editore

Recensione di Domenico Letizia

Quando parliamo della figura di Giuliano Galletta parliamo di un giornalista, artista e scrittore, ma soprattutto di un autentico artista. Galletta ha esposto in  numerose gallerie e musei italiani e stranieri. Fra le sue mostre più recenti "Yuo’re the top", (Galleria Unimedia, Genova, 2009), "Giuliano Galletta a Casa Jorn" (Casa-Museo Asger Jorn, Albissola Marina, 2007), "Hotel de l’avenir" (Camec, La Spezia, 2007), "La camera melodrammatica" (Galleria Martini & Ronchetti, Genova, 2006). Il tema della casa - museo – archivio – luogo neo-post-situazionista è semplicemente un’enciclopedia di istallazioni, in cui meraviglia e orrore si mischiano in un racconto visivo e oggettuale, se vi è tanto discutere di post-modernismo nell’arte, in questo luogo il post-modernismo artistico è vivente e “cogliente”.  Con la mostra "Il museo del caos", allestita al museo di arte contemporanea di Villa Croce a Genova, Galletta mette su l’idea di casa, un idea, permettermi il giudizio artistico da chi artista non lo è e tantomeno lo si definisce, profondamente “libertaria” nell’ottica puramente estetica del concetto, tanto vale ricordare che proprio Galletta è definito l’ultimo situazionista, si, l’ultimo, l’ultimo degli artisti senza arte ne parte ma profumatamente artisticamente profondo, un artista “democratico”.  In questo libro, l’essenza dell’artista, lo sguardo dell’artista diviene scritto, saggi che dialogano con le opere riprodotte, ingarbugliatamente, all'interno del volume. Un libro che descrive del museo “pericoloso” che lascia capire al visore dove è la pericolosità, l’ansietà del futuro senza la nostalgia del passato. La descrizione dei pezzi è incredibile, insolita, deliziosa, senza dolore, poche immagini e senza dolore e forse Galletta non è proprio l’ultimo dei situazionisti ma il promotore di qualcosa di nuovo e autentico, insomma da scoprire ma “democraticamente”, nel senso più puro e bello che questo termine può trasmettere, come un “cazzoto” di futuro senza dolore ma che ti lascia riflettere. 

21 febbraio

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