Notizie dal Liberi a Sinistra Thu, 23 Feb 2012 08:35 Articoli recenti http://www.liberiasinistra.it/ KohanaPHP Iran. Elezioni e sfide esterne http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/23/iran-elezioni-e-sfide-esterne_910 <p> Secondo le ultime notizie che arrivano da Tehran sono 3.444 i candidati alle elezioni parlamentari dell’inizio di  marzo che hanno ottenuto il via libera del Consiglio dei Guardiani. L’annuncio arriva anche da <strong>Abbas Kadkhodai</strong>, portavoce dell'organismo, all'agenzia 'Fars'. Kadkhodai ha sottolineato che "circa 1.200 candidati non hanno superato la preselezione del Consiglio perché non avevano i requisiti previsti dalla costituzione". </p> <p>Il portavoce ha spiegato che "comunque sarà il ministero dell'Interno a comunicare in via ufficiale a tutti i </p> <p>comitati elettorali e alle prefettureil numero esatto dei candidati ammessi alle elezioni".</p> <p>      In base alla Costituzione della Repubblica Islamica dell’Iran, prima di diventare ufficialmente eleggibili,i candidati devono superare la preselezione del Consiglio dei Guardiani,che ha il compito di esaminare l'idoneità  dei candidati secondo criteri di fedeltà alla  Costituzione. </p> <p>Le elezioni si svolgeranno in un clima di estrema tensione nella Regione a causa dell’escalation di attacchi provocati dagli Stati Uniti ed Israele sulla questione nucleare. </p> <p>“L'Iran non cerca, né cercherà mai, di avere l'arma atomica”. Perché non dobbiamo credere alla Guida Suprema e invece dobbiamo aver fiducia negli Stati Uniti che sulla base di menzogne hanno giustificato la guerra contro l’Iraq e contro l’Afghanistan, millantando l’esistenza di  presunte armi di distruzione di massa ed etc.. Le parole pronunciate dalla Guida Suprema Ali Khamenei sono state ripetute più volte e giungono nel giorno in cui l'Aiea ha dichiarato il fallimento della missione a Teheran dei suoi ispettori per chiarire le possibili implicazioni militari del programma nucleare iraniano.</p> <p>Il direttore generale dell'Aiea, Yukiya Amano,ha ammesso: "Ci siamo impegnati con uno spirito costruttivo,ma nessun accordo è stato trovato".</p> <p>      "Intensi sforzi sono stati fatti per la messa a punto di un documento che permettesse il chiarimento delle questioni in sospeso,in particolare quelle relative alle possibili implicazioni militari sul nucleare iraniano - ha aggiunto Amano - ma non è  stato raggiunto alcun accordo".</p> <p>I dettagli della prossima tornata di colloqui sul nucleare tra l'Iran e le potenze occidentali verranno annunciati nel fine settimana, dichiara il ministro </p> <p>degli Esteri iraniano <strong>Ali-Akbar Salehi.</strong> "La data e il luogo del prossimo round di colloqui saranno annunciati sabato o domenica”, ha detto Salehi nel corso di una conferenza stampa a Teheran. "Preferiamo che i colloqui si svolgano ancora a Istanbul", ha aggiunto.</p> <p>      La decisione dovrebbe essere coordinata con il responsabile della politica estera dell'Unione europea Catherine Ashton, ha precisato Salehi, invitando il blocco dei 27 ad assumere una posizione più  saggia e più indipendente'' riguardo all'Iran. “L’Ue, con una popolazione di circa 500 milioni di persone,dovrebbe sapere che l'Iran potrebbe essere una valida alternativa per le sue richieste energetiche in futuro”,ha detto il capo della diplomazia di Teheran.</p> <p>Un avvertimento di Teheran ai Paesi europei che dovrebbero rinunciare alle proprie importazioni di petrolio iraniano entro il primo luglio, in forza delle sanzioni decise il 23 gennaio scorso a Bruxelles. Ad affermarlo oggi, dopo il blocco dell'export petrolifero a Francia e Gran Bretagna del 20 Febbraio, il ministro del Petrolio <strong>Rostam Qassemi</strong>, che ha invitato gli altri governi europei a garantire importazioni di lungo periodo, altrimenti - ha detto – sarà Teheran a prendere l'iniziativa. </p> <p>   “Noi prendiamo le nostre decisioni - ha detto Qasemi </p> <p>- e abbiamo già sanzionato Paesi ostili. Se altri</p> <p>Paesi (europei) non precisano la loro decisione in merito ai contratti di lungo termine, sarà Teheran a decidere anche per loro”. “Non vi sarebbe alcun problema - ha aggiunto - nel vendere il nostro petrolio sul mercato internazionale”. </p> <p>   Il messaggio di Qasemi, che fa seguito a quello analogo lanciato ieri dal presidente della compagnia iraniana del petrolio Nioc, Ahmad Ghalebani, è rivolto a Italia, Spagna,Grecia (i Paesi Ue più dipendenti dal greggio iraniano)oltre che alla Germania, al Portogallo e all’ Olanda. </p> <p>Mosca si schiera da tempo con Tehran, disgustata dalle continue minacce al Paese Islamico. </p> <p>Un attacco militare contro l'Iran sarebbe "catastrofico" per la regione e per tutto il "sistema delle relazioni internazionali, secondo il viceministro degli Esteri russo Gennadi Gatilov. "Qualunque scenario militare contro l'Iran sarebbe catastrofico per la regione e, senza dubbio, per il sistema delle relazioni internazionali nel suo complesso" ha detto Gatilov in una conferenza stampa.</p> <p>"Spero che in Israele si sia consapevoli delle conseguenze" che questo potrebbe avere, ha proseguito il viceministro, augurandosi che "non si arrivi a scenari militari". I paesi occidentali e Israele sospettano che Teheran stia tentando di dotarsi di armamenti nucleari sotto la copertura di un programma atomico civile. Nelle ultime settimane lo stato ebraico ha sollevato, per poi smentirla, la possibilità di bombardare le installazioni nucleari iraniane. </p> <p>Tehran non teme le minacce degli Stati Uniti come sembra e mostra anche i muscoli. Le due navi da guerra inviate la scorsa settimana in Siria attraverso il Mar Mediterraneo hanno imboccato il 21 Febbraio, il canale di Suez per tornare in Iran. A Tehran si precisa che le navi sono partite dal porto siriano di Tartous e che dovrebbero concludere la traversata del canale. </p> <p>Stando a quanto riferito la scorsa settimana dal canale Allnews Irinn, il cacciatorpediniere Naghdi e la nave rifornimento Kharg dovevano "garantire formazione alla marina siriana ai sensi dell'accordo (di cooperazione militare) esistente" tra Teheran e Damasco. </p> <p>Theran, nello stesso tempo sviluppa i suo rapporti con i Paesi della primavera araba e investirà 5 miliardi di dollari in Egitto. Nei prossimi giorni una delegazione di investitori della Repubblica Islamica  volerà al Cairo dove incontrerà  i vertici delle autorità locali e alcune aziende selezionate. </p> <p>Nella Repubblica Islamica intanto continuano le ricerche scientifiche e i progressi tecnologici. </p> <p>Il satellite Fajr (alba) sarà lanciato in orbita nei primi mesi per prossimo anno iraniano, che inizierà il 20 marzo 2012. Loha annunciato il responsabile dell'organizzazione delle Industrie <strong>aerospaziali dell'Iran</strong>, Hamid Fazeli, precisando che il satellite Fajr</p> <p>e' dotato di telecamere e strumenti di valutazione in grado di rivalutare quei meccanismi già usati in satelliti inviati  precedentemente in orbita.</p> <p>      Inizialmente il satellite Fajr doveva essere lanciato all'inizio di febbraio in concomitanza con i dieci giorni di festeggiamenti per il 33esimo anniversario della Rivoluzione islamica del 1979, ma la </p> <p>missione é stata rinviata per ulteriori valutazioni. “Questo  satellite è  in grado di stare nello spazio per un anno e mezzo e  fornire e trasmettere le immagini alle stazioni sulla terra”, ha detto Fazeli.</p> <p> </p> <p> </p> Usa a Israel: non attaccare Iran ...."per ora" http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/22/usa-a-israel-non-attaccare-iran-per-ora_909 <p>USA A ISRAELE: NON ATTACCARE IRAN…«PER ORA»</p> <p>I leader israeliani, secondo la stampa locale, sono delusi dall'atteggiamento Usa. Ma Washington non esclude la guerra all'Iran. Saranno decisivi i prossimi colloqui tra Netanyahu e Obama</p> <p> </p> <p>Gerusalemme, – Il «ponte aereo» in corso tra Washington e Tel Aviv avrebbe un solo scopo: impedire un attacco, già nei prossimi mesi, dell’aviazione israeliana alle centrali nucleari iraniane. Lo scriveva ieri Amos Harel sul quotidiano Haaretz, elencando i rappresentanti dell’amministrazione Obama giunti negli ultimi mesi o che verranno in Israele per parlare della guerra all’Iran.</p> <p>Domenica il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa bianca, Tom Donilon, ha incontrato il premier Netanyahu e ha avvertito, in un’intervista alla Cnn, che un attacco israeliano ora avrebbe un effetto «destabilizzante». Tra qualche giorno è previsto l’arrivo del direttore della National Intelligence, James Clapper. Alla fine del 2011 erano atterrati a Tel Aviv il direttore della Cia, David Petraeus, e il segretario alla difesa Leon Panetta. Il mese scorso è stato il turno del comandante degli stati maggiori Usa, Martin Dempsey, di incontrare i vertici israeliani. Tra qualche giorno sarà Netanyahu ad andare negli States, per il discorso annuale di fronte all’assemblea della lobby filo-israeliana Aipac e, soprattutto, per incontrare Barack Obama. Lo precederà a Washington il ministro della difesa Barak che, secondo Amos Harel, gli americani considerano un accanito sostenitore di un attacco immediato alle centrali iraniane, mentre Netanyahu non avrebbe ancora preso una decisione definitiva.</p> <p>Washington crede che le sanzioni durissime adottate contro l’Iran – che da parte sua nega di volersi dotare di armi nucleari e ieri ha accolto i cinque ispettori inviati dall’Aiea, l’agenzia atomica internazionale – spingeranno, in tempi stretti, Tehran a fermare l’arricchimento in casa dell’uranio. La Casa bianca però non esclude la guerra all’Iran, anzi. Donilon ha detto che un attacco avrebbe «ora» un effetto destabilizzante, quindi potrebbe ricevere luce verde più avanti. Senza dimenticare che, dovesse uno dei repubblicani, ora impegnati nelle primarie del partito, riuscire a conquistare la Casa bianca in novembre, la guerra all’Iran sarebbe sicura. Dal front runner Romney al rivale Ginrich, i repubblicani gareggiano nel condannare le «esitazioni» di Obama.</p> <p>E’ opinione diffusa tra gli analisti israeliani che i colloqui tra Netanyahu e Obama saranno decisivi. A Tel Aviv pensano che nessuna sanzione, per quanto dura, sarà sufficiente per modificare i programmi iraniani.</p> <p>La guerra perciò è sempre più vicina. La vera posta in gioco è la «parità strategica», ossia un Vicino Oriente nel quale Israele non sarebbe più l’unico Stato della regione a possedere (in segreto, con il silenzio-assenso dell’Occidente) l’arma atomica e a dettare le regole del gioco ma dovrà «spartire» questo potere con l’Iran. Ammesso che Tehran intenda davvero dotarsi di ordigni nucleari come sostengono Washigton e Tel Aviv. E’ questo che Barak e Netanyahu intendono impedire, e non, come affermano, proteggere Israele da eventuale blitz iraniano con armi atomiche. L’Iran non può attaccare Israele con armi di distruzione di massa perchè dopo pochi minuti verrebbe incenerito dalle testate atomiche montate sui missili israeliani a lunga gittata «Jericho» e su quelli a bordo dei sommergibili dello Stato ebraico che si troverebbero nelle acque dell’oceano Indiano. I satelliti israeliani (e americani) tengono sotto osservazione l’intero territorio iraniano 24 ore su 24, rendendo impossibile un «first strike», un attacco nucleare a sorpresa.</p> <p>Se da un lato i venti di guerra spirano sempre più forti, dall’altro qualcuno dubita che Israele sia in grado di colpire le centrali iraniane. Sarebbe un’operazione «ampia e molto complessa», ha spiegato ieri il New York Times. Un raid del genere prevede l’impiego di 100 aerei, chiamati a percorrere circa 1.600 chilometri e ad effettuare rifornimenti in volo, per attaccare simultaneamente diversi siti: il reattore ad acqua pesante di Arak e gli impianti di arricchimento dell’uranio di Isfahan, Natanz e Fordo. Per colpire gli ultimi due, uno sotterraneo, l’altro scavato in una montagna, dovranno sganciare bombe «bunker buster» Gbu-28, che potrebbero non bastare a distruggere gli impianti. Tehran da parte sua reagirà con forza – con missili balistici contro Israele, lanciando attacchi contro obiettivi Usa nel Golfo e provando a chiudere lo Stretto di Hormuz al passaggio delle petroliere -, e ieri ha avviato imponenti manovre di difesa anti-aerea che seguono quelle navali delle scorse settimane.</p> <p> </p> <p> </p> Allarme: non c'è più risparmio in Italia http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/22/allarme-non-ce-piu-risparmio-in-italia_908 <p><strong><br /></strong></p> <p>Stephanie Kelton, esponente di spicco della scuola della Modern Money Theory, in Italia a Rimini dal 24 al 26 Febbraio (<a href="http://www.democraziammt.info">www.democraziammt.info</a>) ci offre, con un grafico pubblicato su twitter, lo spunto per utilizzare la potente semplicità dei concetti di “Bilancio settoriale”, basilari nella MMT, e capire cosa accade e accadrà in Italia.</p> <p> </p> <p>Ipotizziamo di avere un'economia fatta da due soggetti che vivono su un isolotto: Tizio e Caio. Ciascuno di loro può indebitarsi con l'altro, scrivendo su dei pezzetti di carta “io ti devo x”, in cambio di un bene REALE (una mela, per esempio).</p> <p>Se Tizio emette un “io ti devo 5” verso Caio, è evidente che Tizio ha un debito di 5 verso Caio, e Caio un credito di 5 verso Tizio. Caio ha una ricchezza FINANZIARIA di 5. Caio tiene questo “io ti devo” conservato: è il suo RISPARMIO.</p> <p>E' evidente che perché possa esistere RISPARMIO di Caio, deve esistere uno speculare deficit di Tizio. Nel complesso, abbiamo una ricchezza finanziaria=5, e il corrispettivo deficit=5. La ricchezza finanziaria complessiva è +5 -5 = 0</p> <p>Chiamiamo questo settore: PRIVATO</p> <p> Ora consideriamo che “fuori” da questo sistema, esista un altro sistema, analogo, ma in un altro isolotto, abitato da Kim e Jong. Anche loro hanno un'economia che funziona come quella di Tizio e Caio.</p> <p>Chiamiamo questo settore: ESTERO</p> <p> PRIVATO può ricevere dei pezzetti di carta “io ti devo” emessi da “ESTERO”: Kim emette un “io ti devo 5” verso Tizio, in cambio di un bene REALE (una mela).</p> <p>Kim ha quindi un debito di 5 verso Kim, e Tizio un credito di 5 verso Kim. Tizio ha una ricchezza FINANZIARIA di 5. Tiene questo “io ti devo” conservato, come RISPARMIO.</p> <p>Come prima, è evidente che perchè possa esistere RISPARMIO di Tizio, deve esistere uno speculare deficit da parte di qualcuno (che in questo caso è situato in un altro settore: ESTERO).</p> <p>Nel complesso, anche ora, abbiamo: ricchezza finanziaria di PRIVATO=5, ricchezza finanziaria di ESTERO= - 5. Ricchezza finanziaria complessiva +5 – 5= 0</p> <p> </p> <p>Poi Tizio e Caio, sul primo isolotto, creano lo Stato, e gli danno il potere di creare dal nulla dei “io ti devo” per soddisfare le necessità dello Stato e creare benessere per i cittadini (ovvero per Tizio e Caio). Per i dettagli su come hanno fatto, si legga qui: http://www.liberiasinistra.it/art/2012/01/27/sembra-una-favola-ma-e-solo-economia_817</p> <p> </p> <p>Ora sul primo isolotto abbiamo due settori: PRIVATO e STATO. Sul secondo isolotto c'è ESTERO, il terzo settore.</p> <p> Come abbiamo visto, perchè esista RISPARMIO dell'intero settore PRIVATO, deve esistere un deficit in qualche altro settore. Se PRIVATO vende a ESTERO beni in misura pari a quelli che acquista, i rispettivi “io ti devo” si equivalgono. Avremo magari 100 “io ti devo” emessi da Tizio verso Kim (in cambio di 100 pesci), e 100 “io ti devo” emessi da Jong verso Caio (contro 100 pere).</p> <p> Se PRIVATO e ESTERO hanno scambi in pareggio, perchè il settore “PRIVATO” accumuli RISPARMIO (cioè “io ti devo” emessi da soggetti al di fuori di PRIVATO) ci deve essere un altro settore in deficit (che ha emesso gli “io ti devo” verso soggetti del PRIVATO che li hanno accettati e ne hanno fatto il loro RISPARMIO). L'unico che puo' farlo ,se PRIVATO e ESTERO sono in equilibrio, è lo STATO: Il DEFICIT DELLO STATO E' RISPARMIO PER IL SETTORE PRIVATO.</p> <p>Questa è una semplice evidenza logica.</p> <p> Vediamo adesso che cosa sta succedendo in Italia.</p> <p>Iniziamo con il commercio Italia-ESTERO. Vediamo l'andamento dei saldi negli ultimi 7 anni:</p> <p> </p> <p>http://www.statvalt.eu/documenti/relazione2010/relazdapdf/14.1.jpg</p> <p> l'Italia importa ogni anno un poco più di quello che esporta. Tradotto, emette “Io Ti Devo” un poco in più di quanti ne riceva. Se non accumula “IoTiDevo”, non c'è quindi RISPARMIO derivante da ESTERO.</p> <p>(Qualcuno obietta che il lavoro deve essere più flessibile e competitivo. In Italia l'operaio metalmeccanico guadagna costa circa 10€/ora, mentre in Cina gli assemblatori che lavorano per Apple costano 2$/ora e dormono in fabbrica per essere sempre operativi - http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?reply_id=123458303 - per cui è un po' difficile essere competitivi verso quel sistema, anche se i neoliberisti ti spiegano che la strada giusta è quella)</p> <p> </p> <p> Il 18 Febbraio si poteva leggere sul quotidiano* che da qualche tempo veicola i desiderata dell'establishment finanziario, che:</p> <p>“<em>2011 fuga dalle banche. Nell'anno della crisi sovrana gli italiani danno e chiedono sempre meno ai loro istituti. Solo 25 miliardi di contributo dai privati alla raccolta bancaria (-80% su base annua), di cui solo 6 dai depositi “. </em>Non c'è più RISPARMIO.</p> <p>*Repubblica naturalmente non ti spiega perchè il RISPARMIO è crollato. Ma a questo punto, chi ha capito la logica dei bilanci settoriali, ha capito da solo, senza aiuti.</p> <p>Abbiamo già parlato dei settori ESTERO e PRIVATO, manca il settore STATO.</p> <p> Per questo, ci facciamo aiutare da Stephanie Kelton, e dal grafico che propone oggi riferito all'Italia:</p> <p> </p> <p>https://p.twimg.com/Al9Hth9CIAA8XmW.png:large</p> <p> </p> <p>E' evidente che in condizioni di scambio con l'estero in sostanziale pareggio,come abbiamo visto sopra, il deficit di STATO è speculare al risparmio PRIVATO: quando il deficit di STATO diminuisce, diminuisce il risparmio di PRIVATO. Quando il deficit di STATO aumenta, aumenta il RISPARMIO di PRIVATO.</p> <p>In uno Stato a moneta sovrana questo è un procedimento che si può cogliere anche intuitivamente, oltre che per logica o da analisi empirica come abbiamo fatto qui; il PRIVATO giapponese che compra un titolo di Stato Giapponese, acquisice un “Io Ti Devo” dello STATO: il deficit di Stato è RISPARMIO di Privato.</p> <p>Il problema sta nel fatto che in uno Stato come l’Italia (e tutta l’area Euro), che non emette la moneta ma la “<em>prende a prestito sul mercato come un paese del terzo mondo</em> “(Cit. Paul Krugman, nobel Economia) il deficit dello Stato è debito che deve essere ripagato a privati. Quello dello Stato che emette moneta sovrana è, al contrario, un debito verso sé stesso.</p> <p> </p> <p>La spirale autodistruttiva e deflattiva in cui sono stati incanalati gli Stati è evidenziata anche da analisti non certo inquadrabili come “militanti collettivisti, si veda ad esempio Martin Armstrong: "<em>i banchieri hanno convinto i politici che per far funzionare il governo devono costantemente indebitarsi sul mercato finanziario. Ora pretendono l'austerità, ma questa è altrettanto pericolosa dell'iperinflazione. L'austerità significa reprimere la popolazione in favore dei banchieri, che hanno convinto i politici e gli accademici che prendere a prestito i soldi è meno inflazionistico che stamparli per lo stato</em>....</p> <p>Hans-Werner Sinn, Il capo economista del centro studi IFO di Monaco di Baviera su Der Spiegel dichiara che <em>“ </em><em>i greci sono ostaggio delle banche e istituzioni finanziarie a Wall Street, a Londra e Parigi, le quali vogliono garantire che i miliardi continuino ad affluire dai "pacchetti di salvataggio" dei governi, NON a favore della Grecia, ma nelle loro tasche</em>”</p> <p> </p> <p>Questa è l’essenza dello strangolamento delle democrazie occidentali ottenuto attraverso l’amputazione della sovranità monetaria, di cui sono stati privati gli Stati dell’area Euro.</p> <p>Stephanie Kelton sarà tra i relatori del summit Modern Money Theory a Rimini, dal 24 al 26 Febbraio. E' un’occasione fondamentale per capire quello che accade, chi sono i responsabili, e cosa si può fare per riappropriarsi della democrazia e delle vere finalità che giustificano l’esistenza dello Stato, ovvero il perseguimento del benessere dei cittadini.</p> <p>Il Summit: <a href="http://democraziammt.info/i-temi-del-summit.html">http://democraziammt.info/i-temi-del-summit.html</a></p> <p> </p> <p> </p> l'Iraq e lo spettro della crisi siriana http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/21/liraq-e-lo-spettro-della-crisi-siriana_907 <p>Baghdad rafforza la sicurezza al confine contro la vendita illegale di armi per ribelli e jihadisti a Damasco. Obiettivo, salvare i rapporti economici e evitare che le violenze contagino il debole Iraq.</p> <p> </p> <p>Roma– Rafforzare il controllo lungo il confine con la Siria per evitare il contrabbando di armi verso Damasco: questa la nuova parola d’ordine del governo di Baghdad che ieri ha annunciato l’incremento delle forze di sicurezza irachene alla permeabile frontiera con la Siria, lunga 600 chilometri e considerata dall’Iraq possibile vettore delle violenze settarie in casa irachena.</p> <p>A spaventare il governo sciita di Nouri al Maliki è l’eventuale contagio da parte della crisi siriana alla traballante stabilità interna irachena, scossa da attentati e violenze quasi settimanali da parte di affiliati di Al Qaeda, gruppi sunniti islamisti, fedeli del partito Baath di Saddam, ma anche semplici gang criminali e milizie sciite. Un settarismo interno che sta sgretolando la difficile ricostruzione sociale, economica e politica di un Paese uscito da nove anni di guerra e occupazione militare statunitense.</p> <p>Ultimo in ordine di tempo l’attentato suicida di ieri: un kamikaze si è fatto esplodere dentro la sua auto mentre un gruppo di poliziotti usciva dall’Accademia, nella capitale irachena, dove si stava svolgendo un training di due settimane. Sarebbero almeno 18 i morti, 27 i feriti. Secondo la ricostruzione della polizia, l’attentatore si trovava fuori dall’Accademia, situata a pochi metri dal quartier generale del Ministero degli Interni.</p> <p>Di nuovo il target torna ad essere la polizia irachena, punto debole delle forze di sicurezza del Paese. L’attentato non è stato ancora rivendicato, ma diversi osservatori parlano della mano di Al Qaeda, ancora significativa minaccia in Iraq. Ma non solo. È di pochi giorni fa la chiamata alle armi del numero uno di Al Qaeda, Ayman al Zawahiri, che in un video ha fatto appello ai musulmani di Iraq, Libano, Turchia e Giordania perché combattano per la Siria, contro il regime di Bashar, definito “canceroso e pernicioso”.</p> <p>Un simile appello e il traffico ininterrotto di armi dall’Iraq alla Siria ha messo in allarme il governo di Al Maliki, che ha deciso di rafforzare i controlli al confine. La situazione si è così ribaltata: se fino a poco tempo fa, durante l’invasione delle truppe USA in Iraq, armi e combattenti partivano da Damasco in direzione Baghdad, ora avviene l’opposto. Un contrabbando di armi sempre più consistente che va a rafforzare le file dei ribelli siriani e degli infiltrati jihadisti a sostegno dell’Esercito Libero Siriano, incrementando i timori di Baghdad.</p> <p>Il primo ministro iracheno Maliki ha annunciato sabato “di lavorare per chiudere i confini con la Siria al traffico illegale di armi, che terroristi e criminali stanno utilizzando”. Non è ancora chiaro quali tipi di misure il governo di Baghdad intenda implementare alla frontiera. In ogni caso, l’obiettivo dell’esecutivo sciita iracheno è quello di evitare una caduta del regime alawita di Assad, non tanto per questioni di vicinanza religiosa, quanto per il concreto timore che il crollo di Bashar possa aprire la strada ad una guerra civile anche in Iraq.</p> <p>Negli ultimi anni i rapporti tra Iraq e Siria si sono consolidati come mai in passato. E Baghdad pare essere rimasto uno dei pochi governi a sostenere più o meno apertamente il regime di Bashar: la decisione di non votare a favore delle sanzioni economiche e finanziarie che la Lega Araba ha imposto alla Siria e a favore della sospensione di Damasco dall’Assemblea sono chiari segni di un appoggio politico che si fonda su solide basi economiche. L’Iraq è oggi il più grande mercato dei prodotti siriani all’estero: nel 2011 il commercio tra i due Paesi ha raggiunto i due miliardi di dollari. Secondo il dipartimento di statistica siriano, del 52% delle esportazioni totali della Siria destinate ai Paesi arabi, il 31% è diretto in Iraq.</p> <p> </p> <p>L'autobomba esplosa ieri a Baghdad all'Accademia della polizia: 18 morti</p> <p>Ma non solo. Mentre il mondo arabo, Paesi del Golfo e Turchia in testa, ritirano gli ambasciatori da Damasco e interrompono i rapporti commerciali con la Siria, Maliki continua a firmare accordi economici con Bashar, significativo strumento per bloccare l’emorragia economica che la Siria sta subendo: si calcola che ogni mese Damasco stia perdendo un miliardo di dollari a causa delle sanzioni.</p> <p>A ciò si aggiungono i circa 300mila profughi iracheni in Siria: la caduta della famiglia alawita potrebbe provocare il netto peggioramento delle condizioni umanitarie e sociali dei rifugiati fuggiti in Siria durante l’invasione americana. E infine, la paura che settarismi e violenze siriane possano contagiare l’Iraq, alle prese con una pacificazione interna senza soluzione. Dopo la partenza delle truppe americane dall’Iraq, Baghdad teme che la crisi di Damasco possa far esplodere una guerra tra sunniti e sciiti, a partire dal confine con la Siria.</p> <p>Damasco ha costantemente lavorato negli ultimi tempi per mantenere rapporti stabili con Baghdad, nel timore che “un governo appoggiato dagli USA a Baghdad l’avrebbe quasi certamente posta tra due potenze ostili: Israele e un Iraq filo-americano”, come spiega in un editoriale apparso su Gulf News Marwan Kalaban, preside della Facoltà di Relazioni Internazionali dell’Università di Kalamoon con sede a Damasco.</p> <p>“Dopo 24 anni di interruzione – prosegue Kalaban – le relazioni diplomatiche tra Damasco e Baghdad si sono rafforzate solo nel marzo 2010 quando la Siria, sotto la pressione iraniana, ha appoggiato il tentativo del primo ministro iracheno Nouri Al Maliki di ottenere un secondo mandato e diversi accordi commerciali ha aumentato gli investimenti siriani in Iraq. Così, quando il movimento di protesta scoppiò in Siria un anno dopo, Maliki, ancora una volta sotto la pressione iraniana, ha sostenuto il regime siriano, illustrando fino a che punto la posizione dell’Iraq in Medio Oriente si fosse spostata verso un asse guidato dall’Iran”.</p> <p>Difatti, ciò a cui si sta assistendo è la creazione di un potenziale nuovo asse, figlio della fine dell’occupazione statunitense e delle proteste in Siria e formato da Iraq, Iran e Siria, in opposizione alla nuova alleanza filo-occidentale di Turchia e Paesi del Golfo. Nena News</p> <p> </p> <p> </p> Recensione. Il museo del caos http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/21/recensione-il-museo-del-caos_906 <p>Giuliano Galletta</p> <p> </p> <p>Il Canneto Editore</p> <p><em>Recensione di Domenico Letizia</em></p> <p>Quando parliamo della figura di Giuliano Galletta parliamo di un giornalista, artista e scrittore, ma soprattutto di un autentico artista. Galletta ha esposto in  numerose gallerie e musei italiani e stranieri. Fra le sue mostre più recenti <em>"Yuo’re the top"</em>, (Galleria Unimedia, Genova, 2009), <em>"Giuliano Galletta a Casa Jorn"</em> (Casa-Museo Asger Jorn, Albissola Marina, 2007), <em>"Hotel de l’avenir"</em> (Camec, La Spezia, 2007), <em>"La camera melodrammatica"</em> (Galleria Martini & Ronchetti, Genova, 2006). Il tema della casa - museo – archivio – luogo neo-post-situazionista è semplicemente un’enciclopedia di istallazioni, in cui meraviglia e orrore si mischiano in un racconto visivo e oggettuale, se vi è tanto discutere di post-modernismo nell’arte, in questo luogo il post-modernismo artistico è vivente e “cogliente”.  Con la mostra "Il museo del caos", allestita al museo di arte contemporanea di Villa Croce a Genova, Galletta mette su l’idea di casa, un idea, permettermi il giudizio artistico da chi artista non lo è e tantomeno lo si definisce, profondamente “libertaria” nell’ottica puramente estetica del concetto, tanto vale ricordare che proprio Galletta è definito l’ultimo situazionista, si, l’ultimo, l’ultimo degli artisti senza arte ne parte ma profumatamente artisticamente profondo, un artista “democratico”.  In questo libro, l’essenza dell’artista, lo sguardo dell’artista diviene scritto, saggi che dialogano con le opere riprodotte, ingarbugliatamente, all'interno del volume. Un libro che descrive del museo “pericoloso” che lascia capire al visore dove è la pericolosità, l’ansietà del futuro senza la nostalgia del passato. La descrizione dei pezzi è incredibile, insolita, deliziosa, senza dolore, poche immagini e senza dolore e forse Galletta non è proprio l’ultimo dei situazionisti ma il promotore di qualcosa di nuovo e autentico, insomma da scoprire ma “democraticamente”, nel senso più puro e bello che questo termine può trasmettere, come un “<em>cazzoto</em>” di futuro senza dolore ma che ti lascia riflettere. </p> Tuvixeddu: non servono le lettere maiuscole http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/21/tuvixeddu-non-servono-le-lettere-maiuscole_905 <p><strong> </strong>Alcuni hanno interpretato la complessa e intricata vicenda di Tuvixeddu in una maniera che oserei dire mistica. O forse, meglio ancora, manichea. Per costoro esistono due principi opposti: la Luce e le Tenebre. La Verità e la Menzogna. Ovviamente, costoro sono assolutamente certi di essere portatori di Luce e Verità. Ai loro occhi gli altri, i diversi, appaiono soltanto demolitori di stadi, costruttori di inutili opere  (quali i campus universitari…) e cementificatori senza scrupoli.</p> <p>Questi personaggi sono vittime di un’ossessione: spararla grossa per produrre effetti sensazionali. Perdono così il contatto con la realtà (che molto più frequentemente è fatta di sfumature, possibilità, gradazioni di luce e colore). E perdono, conseguentemente, la possibilità di incidere sulla realtà stessa. Ma non importa: se la filosofia è “Ciò che non è sensazionale non è reale”, allora ogni iperbole è valida, ogni estremizzazione è giustificata. Francamente mi viene difficile pensare al sindaco Zedda, alla sua giunta  e a noi consiglieri di maggioranza, come a una congrega di cementificatori che, armati di ruspe e betoniere, si apprestano a devastare ciò che rimane di Cagliari. Forse qualcuno degli Apostoli della Luce si sarebbe aspettato soluzioni pronte in tempi rapidissimi su tutti i “grandi temi” che riguardano la città: metropolitana-piano centro storico-lungomare Poetto-raccolta differenziata-baretti-anfiteatro-housing sociale-Molentargius-periferie-stadio-Tuvixeddu-adeguamento PUC a PPR tutto e subito. La Luce che si impone  con forza e immediatezza sulle Tenebre… Mi dispiace deluderli: ci stiamo lavorando, ma occorreranno  tempo, pazienza e disponibilità a qualche compromesso. Purtroppo chi ha un approccio di tipo dogmatico, da Verità Assoluta,  non è interessato a risolvere concretamente i problemi. E’ appagato dal poter ribadire in maniera intransigente la propria posizione di principio. Che, ai suoi occhi, appare come l’unica connotata da caratteristiche di Verità e di Luce.</p> <p>Si parla tanto dell’adeguamento del PUC al PPR. E’ necessario e doveroso farlo. Ma con questo adeguamento non sarà possibile ottenere per magia “zero metri cubi di cemento e un parco pubblico gratis subito”. Piacerebbe tanto anche a noi, ma la realtà è diversa. Nella realtà ci dovrà essere un accordo tra comune, regione, soprintendenza. In una cornice costituita da legittimi interessi pubblici e da interessi, altrettanto legittimi, dei privati.</p> <p>Mettere insieme tutte queste istanze per produrre un risultato (e non chiacchiere) comporta la disponibilità  a porsi da un altro punto di vista.  E’ necessario rinunciare a tutte quelle “lettere maiuscole” per riuscire a leggere una realtà fatta di luci e ombre (scritte con lettera minuscola); luci e ombre che spesso si mischiano e confondono. Per risolvere i problemi concreti servono volontà, capacità e coraggio. Anche il coraggio di togliersi l’elmetto, quando è necessario.</p> <p><em>(Andrea Scano – presidente commissione urbanistica del comune di Cagliari)</em></p> <p> </p> <p> </p> <p> </p> Appello per il diritto alla libertà di cura http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/21/appello-per-il-diritto-alla-liberta-di-cura_904 <h2><span class="Apple-style-span" style="font-size: 10px; font-weight: normal;"><strong>Rispettiamo l'Articolo 32 della Costituzione</strong></span></h2> <p>Il Parlamento, con molti anni di ritardo e sull'onda emotiva legata alla drammatica vicenda di Eluana Englaro, si prepara a discutere e votare una legge sul testamento biologico. </p> <p>Dopo quasi 15 anni di discussioni, chiediamo che il Parlamento approvi questo importantissimo provvedimento che riguarda la vita di ciascun cittadino. Il Parlamento, dove siedono i rappresentanti del popolo, deve infatti tenere conto dell'orientamento generale degli italiani.</p> <p>Rivendichiamo l'indipendenza dei cittadini nella scelta delle terapie, come scritto nella Costituzione.</p> <p>Rivendichiamo tale diritto per tutte le persone, per coloro che possono parlare e decidere, e anche per chi ha perso l'integrità intellettiva e non può più comunicare, ma ha lasciato precise indicazioni sulle proprie volontà.</p> <p>Chiediamo che la legge sul testamento biologico rispetti il diritto di ogni persona a poter scegliere.</p> <p>Chiediamo una legge che dia a chi lo vuole, e solo a chi lo vuole, la possibilità di indicare, quando si è pienamente consapevoli e informati, le terapie alle quali si vuole essere sottoposti, così come quelle che si intendono rifiutare, se un giorno si perderà la coscienza e con essa la possibilità di esprimersi.</p> <p>Chiediamo una legge che anche nel nostro Paese dia le giuste regole in questa materia, ma rifiutiamo che una qualunque terapia o trattamento medico siano imposti dallo Stato contro la volontà espressa del cittadino.</p> <p><strong>Vogliamo una legge che confermi il diritto alla salute ma non il dovere alle terapie.</strong></p> <p><strong>Vogliamo una legge di libertà, che confermi ciò che è indicato nella Costituzione. </strong></p> <p><br /> <strong>Primi Firmatari</strong><strong><br /> <br /> </strong>Ignazio Marino, chirurgo e senatore<br /> Giuliano Amato, ex Presidente del Consiglio<br /> Corrado Augias, scrittore<br /> Bianca Berlinguer, giornalista<br /> Alessandro Cecchi Paone, conduttore televisivo<br /> Maurizio Costanzo, giornalista<br /> Guglielmo Epifani, Segretario Generale CGIL<br /> Paolo Franchi, giornalista<br /> Silvio Garattini, scienziato, farmacologo<br /> Massimo Giannini, giornalista<br /> Franzo Grande Stevens, avvocato<br /> Marcello Lippi, Commissario tecnico della Nazionale italiana<br /> Luciana Littizzetto, attrice e cabarettista<br /> Alessandra Kustermann, medico, ginecologa<br /> Miriam Mafai, giornalista e scrittrice<br /> Vito Mancuso, teologo<br /> Erminia Manfredi, regista<br /> Simona Marchini, attrice e autrice<br /> Rita Levi Montalcini, premio Nobel<br /> Giuseppe Remuzzi, scienziato, immunologo<br /> Stefano Rodotà, giurista<br /> Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano La Repubblica<br /> Umberto Veronesi, oncologo<br /> Mina Welby, delegato municipale ai diritti civili<br /> Gustavo Zagrebelsky, Presidente emerito della Corte Costituzionale</p> <p>http://testamentobiologico.ilcannocchiale.it/</p> Tuvixeddu, 30 mln per il parco. La proposta è del centrosinistra http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/18/tuvixeddu-30-mln-per-il-parco-la-proposta-e-del-centrosinistra_903 <p> Una proposta di legge di 34 articoli ed una copertura finanziaria di 30 milioni per l'istituzione del Parco di Tuvixeddu e Tuvumannu. L'hanno presentata stamane i gruppi del centrosinistra in Consiglio regionale, presente il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, l'assessore comunale all'Urbanistica, Paolo Frau, i capigruppo di Pd e Sel a Cagliari.</p> <p>A sostegno della proposta, e' stato sottolineato, Legambiente Sardegna ha raccolto 5000 firme in questi mesi per "restituire finalmente un patrimonio unico al mondo alla citta'" hanno detto il primo cittadino e il coordinatore di Legambiente, Vincenzo Tiana.</p> <p>"Nel raccogliere le firme - ha detto Tiana - abbiamo riscontrato che troppi non sanno cosa siano Tuvixeddu e Tuvumannu. Parchi e aree protette non si possono fare senza coinvolgere i cittadini". In questi anni, ha detto Luciano Uras (Sel), in base ad un ordine del giorno la Giunta e il Consiglio regionale avrebbero dovuto fare una proposta. Cosi non e' stato per l'immobilismo dell'esecutivo ed ora ben venga questa iniziativa di Legambiente che noi facciamo nostra".</p> <p>Anche il capogruppo del Pd, Giampaolo Diana, ha spiegato che si sta supplendo ad un'assenza della Giunta: "Vogliamo una volta per tutte porre fine a contenziosi che stanno da troppo tempo bloccando ogni intervento a Tuvixeddu. Gli integralismi, anche istituzionali, finora non hanno portato nulla".</p> <p>Chicco Porcu (Pd) ha precisato che "non e' una iniziativa contro qualcuno, ma si tratta di mettere fine al degrado dell'area, evitando ideologismi ed estremismi". Anche il capogruppo dell'Idv, Adriano Salis, ha parlato di proposta necessaria: "far partire il parco significa creare la possibilita' di intervenire su finanziamenti europei e nazionali".</p> <p>Infine il sindaco di Cagliari ha spiegato di aver fatto riavviare i lavori nell'area del parco "anche per accelerare un processo e far si' che arrivino le risorse necessarie per consegnare alla citta' e non solo la piu' grande necropoli del mondo". </p> Siria. Opposizione frammentata http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/17/siria-opposizione-frammentata_902 <p> </p> <p>Forte presenza dei Fratelli Mussulmani tra le file dell’opposizione e nel Consiglio Nazionale Siriano, supportato dall’Occidente per isolare il regime di Assad. Ma neppure sulla sua caduta tutta l’opposizione é d’accordo.</p> <p> </p> <p>Beit Sahour (Cisgiordania) – Dopo il doppio veto di Cina e Russia, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha proposto al creazione di un forum delle forze di opposizione siriane con cui dialogare, riunito sotto il nome “Amici della Siria”. Intanto il Consiglio Nazionale Siriano (SNC) – gruppo con sede ad Istanbul riconosciuto da diversi Paesi occidentali come maggiore forza d’opposizione – ha riconfermato Burhan Ghalioun come suo presidente. La sinistra siriana fa capo al Comitato di Coordinazione Nazionale (NCC) di Haitham Al-Manna’e Hassan Abu El Atheem. Sul campo, è l’Esercito libero siriano – composto da disertori dell’esercito siriano – il gruppo meglio organizzato militarmente. Altre formazioni indipendenti, più o meno munite di armi, combattono contro il regime.</p> <p>In questo contesto frammentato, è difficile parlare di una sola opposizione siriana a cui far riferimento. Del solo Consiglio Nazionale – secondo fonti siriane – fanno parte 230 rappresentanti – in esilio e in loco – dei Fratelli Mussulmani, di gruppi indipendenti, anche curdi e assiri e della Dichiarazione di Damasco, primo documento sottoscritto nel 2005 da prominenti figure della società civile, sia dello spettro islamista che liberale. Il Comitato di Coordinazione Nazionale raggruppa a sua volta diversi partiti della sinistra siriana, il Partito comunista dei lavoratori, il Partito dell’Unione socialista e quattro partiti curdi.</p> <p>Questi i due maggiori fronti nella moltitudine di altre formazioni più piccole, distanti tra loro non solo per matrice ideologica ma anche a livello strategico: mentre il SNC e  gran parte delle altre formazioni che incontreranno l’Alto rappresentante dell’Unione Europea Catherina Ashton il 24 febbraio prossimo a Tunisi, hanno come obiettivo la caduta del regime degli Assad, il comitato di Coordinazione preferisce la via del dialogo con il regime per iniziare un processo di riforme. Già lo scorso ottobre, Hasan Abdul-Atheem aveva fatto sapere all’ambasciatore americano Robert Ford di essere categoricamente contro ogni intervento esterno e ogni rifornimento di armi che avrebbero potuto portare ad una guerra civile. Precondizioni per un dialogo con Assad sarebbero l’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente, la liberazione di tutti i detenuti politici, ritrarre la legge d’emergenza e riconscere il diritto alla manifestazione pacifica.</p> <p>Tra gli oppositori al regime, i gruppi islamisti hanno un ruolo non marginale. I Fratelli Mussulmani – forza storicamente attiva in Siria – sono sempre stati fortementi repressi dal regime di Assad, e resi illegali dal padre di Bashar nel 1980. Ora, sono tra i più convinti propugnatori del crollo del regime. Aspirazioni religiose di gruppi che vedono la rivolta come una lotta la regime secolare sono state riportate da Paul Wood, giornalista dell’agenzia britannica BBC, in Siria sotto copertura: “Per la prima volta – riporta – possiamo proclamare la parola di Dio su questa terra”.</p> <p>Intanto, l’Esercito libero siriano – con il suo quartiere generale in Turchia – cerca di consolidare il proprio controllo sul territorio, e non sempre utilizzando guanti di velluto. Il giornalista BBC riporta di esecuzioni sistematiche di soldati fedeli ad Assad (Shabiha), accuratamente riprese con videocamere. <em>Shabia,</em> prigionieri a cui viene tagliata la testa “in nome della libertà”.</p> <p>Esecuzioni portate avanti da diversi gruppi, con diverso orientamento ideologico, organizzati in milizie autonome che ricevono supporto da membri che coordinano le operazioni da Giordania, Turchia, Emirati Arabi, Kuwait e Arabia Saudita, come riferisce l’agenzia Associated Press, a cui l’Esercito libero ha permesso una visita in una loro base alla frontiera siriana.</p> <p>“Siamo un gruppo orfano con molte recrute ma carenza di armi, munizioni e fondi per finanziare le operazioni militari contro l’esercito militare di Assad”- dichiara all´AP il capo del gruppo armato, che si fa chiamare “Il Dottore”. L’armamento consisterebbe di armi automatiche e lanciarazzi comprati al mercato nero o rubate ai militari siriani. Secondo inchieste del quotidiano libanese Al Akhabr, cellule dell’Esercito Libero siriano stazionano anche in Libano, da dove forniscono supporto logistico e organizzano operazioni di guerrilla.</p> <p>La proposta di Sarkozy di formare un forum di “Amici della Siria” per discutere le possibilità di fornire supporto –logistico e militare- all’opposizione siriana, è stata accolta dalgi Stati Uniti, e ripresa con determinazione dal capogruppo ALDE al parlamento europeo Guy Verhofstadt , che in una lettera all’Alto rappresentante Ashton ha richiesto un’azione congiunta con Turchia, USA e Paesi del Golfo per “preparare un’intervento umanitario e dare supporto tecnico e sostanziale agli oppositori del regime”. E mentre ci si prepara all’incontro di Tunisi del 24 febbraio, su internet spunta una pagina chiamata appunto “Amici della Siria” in supporto al regime di Assad. Nena News</p> <p> </p> web israeliano gioisce per la morte dei bambini palestinesi http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/17/web-israeliano-gioisce-per-la-morte-dei-bambini-palestinesi_901 <p><strong>Ramallah – InfoPal.</strong> <strong>Mentre tra i media italiani imperava il silenzio assoluto sul grave episodio, sul web impazzava l’euforia di attivisti filo-sionisti per la morte di numerosi bambini palestinesi.</strong></p> <p><strong>La notizia: dieci studenti palestinesi hanno trovato la morte questa mattina, e altri venti sono rimasti feriti, otto dei quali in pericolo di vita, in un incidente tra un pulmann scolastico e un camion.</strong></p> <p>L’incidente è avvenuto vicino al check-point israeliano nel villaggio di Jaba’, tra Ramallah Sud e Gerusalemme Nord.</p> <p><strong>Tra le vittime, nove bambini palestinesi hanno perso la vita. Avevano tra i 10 e i 16 anni d’età.</strong></p> <p>Il vice presidente dell’Autorità palestinese (Anp) ha indetto tre giorni di lutto nazionale.</p> <p>La Mezzaluna Rossa palestinese ha reso noto che il proprio staff è ancora alla ricerca dei corpi carbonizzati all’interno del pulmann andato in fiamme nell’incidente. Fino ad ora, sono stati prelevati dieci cadaveri.</p> <p>Il Dipartimento per le relazioni con il pubblico della polizia di Ramallah fa sapere di non disporre ancora dei dati definitivi sull’incidente, mentre si invitano i cittadini alla prudenza a causa delle persistenti difficili condizioni meteo.</p> <p><strong>Alcuni dei commenti di israeliani alla notizia iniziale: ‘Grave incidente vicino a Gerusalemme: un autobus che trasportava bambini si è schiantato contro un camion ed è precipitato’</strong></p> <p><em>- Tranquilli: si tratta di bambini palestinesi.</em><br /> <em>- Pare che siano bambini palestinesi….grazie a Dio..</em><br /> <em>- Grazie a Dio, sono palestinesi</em><br /> <em>- Grande! Terroristi in meno!!!!!!!!!</em><br /> <em>- Coinvolti solo bambini palestinesi, circa dieci</em><br /> <em>- Grazie a Dio (si tratta) di palestinesi. Spero che ci possano esssere incidenti di questo tipo ogni giorno.</em><br /> <em>- Aliya A’mrani: Tranquilli, si tratta di un autobus che trasportava bambini palestinesi…Pregate che ci siano morti, o almeno feriti gravi…E’ una grande notizia per iniziare la settimana.</em><strong> </strong></p> <p><strong>Intanto, un episodio del tutto simile accadeva a Betlemme. Feisal Khalil Hasasna, palestinese di 15 anni è morto schiacciato mentre andava a scuola, questa mattina, ad al-‘Ubaidiyah.</strong></p> <p>In una dichiarazione, la polizia ha segnalato che un camion è andato fuori strada, nei pressi di Dir Ibn ‘Ubid, sulla discesa di via Wadi Annar, travolgendo e uccidendo all’istante il giovane Hasasna. Il suo cadavere è stato trasportato all’ospedale di Beit Jala e l’autista è stato arrestato.</p> La lotta di Khader alla detenzione amministrativa http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/17/la-lotta-di-khader-alla-detenzione-amministrativa_900 <p>A rischio la vita di Adnan, prigioniero palestinese al 61° giorno di sciopero della fame contro la misura cautelare israeliana. In vigore nei TPO dal 1970, è lo strumento che Israele usa per spezzare la resistenza: carcere senza accuse né processo.</p> <p> </p> <p> </p> <p>Beit Sahour – Khader Adnan rischia la vita. Al 61esimo giorno di sciopero della fame le sue condizioni di salute stanno drammaticamente peggiorando: secondo l’associazione per la tutela dei prigionieri palestinesi Addameer, i muscoli del suo corpo (compresi cuore e stomaco) si stanno disintegrando, il suo sistema immunitario potrebbe smettere di funzionare in qualsiasi momento.</p> <p>Lo sciopero di Khader, panettiere di 33 anni di Jenin e membro del partito della Jihad islamica, studente di economia alla Birzeit Univerisity, sposato con due figlie, è cominciato il 17 dicembre 2011, giorno del suo arresto. La protesta è iniziata subito contro l’ordine di detenzione amministrativa spiccato dalle autorità israeliane e che lo ha costretto dietro le sbarre della prigione di Ofer. L’8 gennaio 2012, il tribunale militare ha imposto ad Adnan quattro mesi di detenzione, senza processo, ordine confermato il 7 febbraio. L’appello presentato dagli avvocati del prigioniero il 13 febbraio è stato rispedito al mittente: Khader resta in carcere. Secondo il giudice Moshe Tirosh, non solo il materiale segreto raccolto contro Adnan basta a tenerlo dietro le sbarre, ma le sue condizioni di salute dipendono esclusivamente dalla sua decisione di non nutrirsi e non possono influenzare l’ordine di detenzione amministrativa.</p> <p>Ieri il legale Jawad Bulus si è rivolto direttamente alla Corte Suprema israeliana perché ponga fine alla detenzione amministrativa: Adnan venga liberato o sia giudicato in un’aula di tribunale secondo i criteri del giusto processo. “Abbiamo presentato l’appello questa mattina – ha detto ieri all’agenzia stampa AFP Bulus – e chiesto un’udienza immediata vista la gravità delle sue condizioni di salute. Stiamo aspettando una risposta”.</p> <p>Una risposta che deve essere tempestiva: nessuno può resistere a oltre 70 giorni di sciopero della fame e l’infusione di liquidi e glucosio non bastano più ad evitare la morte. Khader Adnan, già arrestato otto volte in passato dall’esercito israeliano, ora rischia la vita e la sua lotta sta diventando un simbolo di dignità nazionale per il popolo palestinese.</p> <p>E mentre associazioni e organizzazioni di tutto il mondo si stanno mobilitando, chiedendo l’intervento delle Nazioni Unite, mentre leader di partiti e semplici cittadini aderiscono allo sciopero della fame in segno di solidarietà e si susseguono manifestazioni di protesta da Ramallah ad Hebron, torna prepotentemente sul tavolo la questione della detenzione amministrativa. Misura cautelare che viola il diritto internazionale e qualsiasi convenzione per la tutela dei prigionieri, ma che in Israele è strumento comune per spezzare le gambe alla resistenza palestinese.</p> <p>Attualmente sono 310 i prigionieri palestinesi in carceri israeliane in detenzione amministrativa (18 dei quali membri del Consiglio Legislativo palestinese), una misura cautelare extragiudiziale che non prevede accuse formali e quindi processi. Uno strumento che ha cominciato ad essere utilizzato in maniera constante con lo scoppio della Prima Intifada: nel 1989 erano 1.794 i prigionieri palestinesi in detenzione amministrativa. Stessa situazione durante la Seconda Intifada: alla fine del 2002, oltre mille i detenuti con una simile misura, circa 750 tra il 2005 e il 2007.</p> <p>La detenzione amministrativa è parte della legge interna israeliana e di quella applicata ai Territori Occupati. Originariamente basata sui Regolamenti di Emergenza del Mandato Britannico del 1945, è stata ripresa nel 1970 dall’Ordine Militare 1651 ed è entrata ufficialmente nell’ordinamento israeliano nel 1979 con l’approvazione della Legge di Emergenza e la dichiarazione dello stato di emergenza all’interno dello Stato di Israele continuativamente a partire dalla sua fondazione nel 1948.</p> <p>In Cisgiordania, l’esercito israeliano è autorizzato ad emettere ordini di detenzione amministrativa contro civili palestinesi sulla base dell’articolo 285 dell’Ordine Militare 1651: sulla base di ragioni inerenti la sicurezza di una determinata area, un comandante militare può detenere in custodia una persona fino a nuovo ordine, firmato da lui stesso. La custodia può durare fino ad un massimo di sei mesi ed è prolungabile di sei mesi in sei mesi, senza limiti di tempo. Non è chiaro cosa si intenda per “sicurezza dell’area”, mancanza che lascia totale discrezionalità al comandante militare delle unità preposte ad una determinata area. il prigioniero in detenzione amministrativa è privato di diritti basilari quali il diritto alla difesa e ad un equo e pubblico processo. Il detenuto, infatti, non ha la possibilità di conoscere il reato di cui è accusato, rendendo impossibile nella pratica la difesa legale.</p> <p>Simile la situazione nella Striscia di Gaza, dove le autorità israeliane hanno fatto leva prima sull’Ordine Militare 941 del 1988 e ora sulla Legge sui Combattenti Illegali, approvata dalla Knesset nel 2002: Israele autorizza se stesso a detenere per periodi illimitati di tempo per “ragioni di sicurezza” i cosiddetti combattenti illegali, ovvero “persone che hanno partecipato direttamente o indirettamente a atti ostili contro lo Stato di Israele o membri di forze che perpetrano atti ostili contro lo Stato di Israele”. La legge aggiunge che tali individui “non sono considerati prigionieri di guerra secondo il diritto umanitario internazionale”.</p> <p> A “giustificare” la detenzione nei Territori Occupati sono prove segrete in mano alle forze di sicurezza israeliane, prove che legali e prigionieri non possono visionare. La detenzione amministrativa è applicata ai Territori Occupati, compresa Gerusalemme. Il diritto internazionale autorizza l’utilizzo della detenzione amministrativa solo in situazioni di emergenza, una misura detentiva che secondo la Quarta Convenzione di Ginevra un potere occupante può applicare solo in caso di “ragioni di sicurezza imperative” e non continuativamente nel tempo. Come invece accade nei Territori: le autorità israeliane hanno trasformato la detenzione amministrativa in strumento di punizione individuale e collettiva.</p> <p>Basta gettare uno sguardo alla storia recente. La detenzione amministrativa è lo strumento generalmente utilizzato dai regimi oppressivi per evitare processi legali e per porre fine a dissidenza e resistenza. Ad applicare tale misura con costanza le autorità britanniche in Irlanda del Nord, il regime di apartheid in Sud Africa e gli Stati Uniti nella prigione di Guantanamo.</p> <p>In una lettera che Khader ha scritto in carcere si legge: “L’unica cosa che posso fare è offrire la mia anima a Dio poiché credo che alla fine la rettitudine e la giustizia trionferanno sulla tirannia e sull’oppressione. Con la presente dichiaro di affrontare e combattere gli occupanti non per me stesso come individuo, ma per il bene di migliaia di prigionieri che vengono privati dei diritti umani basilari mentre il mondo e la comunità internazionale rimangono a guardare”. Nena News</p> Comuni: Solinas e Sanna (PD): Laconi in Unione "Alta Marmilla" http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/17/comuni-solinas-e-sanna-pd-laconi-in-unione-alta-marmilla_899 <p> I consiglieri dell'Oristanese Antonio Solinas e Gian Valerio Sanna, entrambi del Pd, hanno presentato una interrogazione all'assessore agli Enti Locali per chiedere come mai il Comune di Laconi non sia entrato a far parte dell' Unione dei Comuni "Alta Marmilla". "Riteniamo - spiega Solinas - che sia in capo alla Giunta regionale l'obbligo di assumere tutte le iniziative opportune per superare le cause che impediscono al Comune di Laconi l'effettiva partecipazione nell'Unione dei Comuni "Alta Marmilla", atteso che nel mese di marzo del 2011 l'assemblea dell'ente ha approvato tale ingresso ma che lo stesso non e' mai stato perfezionato in quanto subordinato anche all'approvazione della modifica dello Statuto da parte di tutti i Consigli comunali facenti parte dell'Unione. E' in questo passaggio procedurale che si potrebbe ravvisare l'esercizio di un improprio, paradossale e anacronistico diritto di veto da parte anche di un solo Consiglio Comunale. Ci sembra ovvio che cio' non puo' essere permesso in quanto non consente la piena attuazione della norma regionale di riferimento ovvero la legge n. 12 del 2005. Alla Giunta regionale chiediamo pertanto di attivarsi con urgenza per rimuovere qualsiasi causa che e' lesiva del diritto del Comune di Laconi a far parte di tale Ente e che sta impedendo allo stesso Comune di procedere allo svolgimento di funzioni associate all'interno del proprio ambito ottimale, con conseguenti considerevoli danni". </p> Siria. 26 febbraio, referendum per la nuova Costituzione http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/16/siria-26-febbraio-referendum-per-la-nuova-costituzione_898 <p> </p> <p>La televisione di stato, nel dare l’annuncio, rivela che la nuova legge fondamentale afferma che il sistema politico è pluralista e si basa sull’ elezione dei partiti e dei raggruppamenti politici. Elezioni legislative tre mesi dopo referendum</p> <p> </p> <p>Roma.– Il regime siriano accelera, almeno in apparenza, l’avvio di quelle riforme tante volte annunciate e mai realizzate. La televisione di stato ha annunciato questa mattina che si terrà il 26 febbraio il referendum sulla nuova Costituzione. Nel giro di 15 giorni i siriani verranno chiamati alle urne per un voto che, di fatto, è un referendum proprio sul regime. Il presidente Bashar Assad gioca la carta del consenso popolare. Un «Sì» massiccio alla nuova Costituzione a suo avviso metterebbe nell’angolo l’opposizione e i rivoltosi. Sempreché il voto del 26 febbraio sia regolare e credibile e il regime non faccia pressioni sulla popolazione per ottenere un risultato favorevole. Al momento non è noto se verrà permesso il monitoraggio indipendente del voto e l’ingresso nel paese dei osservatori elettorali di altri paesi.</p> <p>In base alle indiscrezioni fornite dalla tv di stato, l’articolo uno della nuova Costituzione recita: «La repubblica araba siriana è uno stato democratico con piena sovranità, non accetta ingerenze e non fa concessioni su parte del suo territorio e del suo popolo ed è parte della nazione araba». Sempre all’interno del testo si precisa anche che «La religione del presidente della Repubblica è l’Islam e il diritto musulmano è la fonte principale della legge e lo Stato rispetta tutte le religioni che si possono professare liberamente». Si afferma soprattutto che «Il sistema politico è pluralista e si basa sul sistema democratico di elezione dei partiti e dei raggruppamenti che partecipano alla vita politica…non è ammessa alcuna attività politica o la formazione di partiti che abbiano basi religiose o settarie». Le prossime elezioni politiche si terranno entro novanta giorni dal referendum sulla nuova costituzione e che «il potere legislativo è rappresentato dal parlamento che viene eletto ogni 4 anni». Nel testo si stabilisce anche che «il potere esecutivo spetta al Presidente della Repubblica e al Consiglio dei ministri». Si sancisce inoltre che «la libertà è un diritto riconosciuto dallo Stato ai cittadini» e che «tutti gli attacchi alle libertà personali o alla sacralità della vita o alle libertà sancite dalla costituzione rappresentano un crimine punito dalla legge».</p> <p>Saranno però in tanti, specie fuori dal paese, a tentare di far saltare la scadenza del 26 febbraio o, almeno, di vanificarla. Tra domani e venerdì l’Assemblea generale delle Nazioni Unite voterà una risoluzione in cui si condanna la repressione dell’opposizione in Siria e si sollecita Damasco ad andare verso un sistema democratico e multipartitito. A presentare la risoluzione sarà l’Arabia saudita che in casa propria vieta la formazione di qualsiasi partito politica e invece la sollecita a causa altrui. Nena News</p> La follia dell'incenerimento. La miopia della classe politica http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/16/la-follia-dellincenerimento-la-miopia-della-classe-politica_897 <p>Mediocrità dei nostri tempi e sue molteplici espressioni: dalla <em>civilissima</em> Germania prediligiamo acquisire le <em>politiche di austerity</em> quando a ben vedere si potrebbe studiare meglio quel Paese ad esempio nel campo del trattamento dei rifiuti. Tema sul quale il proverbiale rigore teutonico si esprime al pieno servizio dell’ambiente. </p> <p>Una delle migliori iniziative che si sta intraprendendo è quella della <em>dismissione degli inceneritori</em>, a favore di un ciclo di trattamento dei rsu che muove dalla raccolta differenziata spinta passando per sistemi ad emissione zero, riciclo, recupero e riuso sistematico dei materiali. Ma senza rischiar la vertigine di viaggi oltre confine basterebbe studiare il <em>caso di Vedelago</em> (Tv) per comprendere cosa si potrebbe fare in Sardegna –a Tossilo come a Macchiareddu – e cosa non si dovrebbe fare. </p> <p>Ciò che non si dovrebbe fare è mantenere – tanto meno in questo stato di obsolescenza – gli inceneritori esistenti. Neppure pensare a nuovi impianti o a eventuali <em>revamping</em>. Innanzitutto perché gli inceneritori producono diossine in quantità industriali, poi perché <em>nulla si crea e nulla si distrugge</em>, ergo ciò che entra in impianto <em>solo apparentemente scompare</em> anzi si trasforma in polveri e nano particelle, con gli ulteriori rischi che ciò comporta per la nostra salute. </p> <p>A Vedelago sono arrivati a percentuali di <em>raccolta differenziata superiori al 90%</em> e nell’impianto di trattamento a bassa temperatura si producono materiali plastici di pregio per l’edilizia (la cd. sabbia sintetica) e nuove plastiche che tornano sul mercato creando <em>indotto, ulteriore lavoro e reddito</em>. Un impianto di questo tipo costerebbe poco più di 8 mln di euro contro i <em>42 mln previsti per il rinnovamento del solo impianto di Tossilo</em>. Creerebbe occupazione diretta per oltre 100 unità contro i 35 dell’inceneritore esistente, eliminerebbe definitivamente l’impatto ambientale sul territorio, lascerebbe un residuo pari ad appena il 5% contro l’attuale 14/25% di polveri. </p> <p>Dove sta allora la follia (se così si può dire)? Nel rifiutarsi ottusamente di cogliere questa opportunità, le alternative anche quando stanno sotto il nostro naso. O forse la partita è un’altra: quella del giro di soldi di appalti ultramilionari, degli interessi forti che ruotano attorno agli inceneritori. Ma una <em>nuova politica</em> cosa dovrà fare se non prediligere l’interesse pubblico su quello delle lobby? E da questo punto di vista lavoro ed ambiente possono e debbono stare insieme.</p> <p> </p> <p> </p> Sentenza Eternit, un punto di partenza http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/15/sentenza-eternit-un-punto-di-partenza_895 <p>La sentenza del processo Eternit pronunciata dal tribunale di Torino ha qualcosa di storico e decisivo, non solo perché si è trattato del più grande processo penale in Italia e nel mondo per le morti d’amianto, ma perché rappresenta finalmente un punto fermo di una battaglia che iniziata sindacalmente è  divenuta coscienza civile.</p> <p>Una battaglia trentennale iniziata a Casale Monferrato e che da ora deve diventare fondamentale nelle scelte dei modelli di sviluppo produttivi che devono tenere conto della salute non solo dei lavoratori e dei loro familiari, ma dell’intera comunità e dell’ambiente in cui questa è  inserita o a cui si rivolge.</p> <p>La tragica esperienza delle migliaia di vittime dell’amianto che fossero lavoratori o meno, il dolore dei familiari lancia un messaggio chiaro sulle scelte che responsabilmente occorrerà adottare quando vogliamo immaginare e programmare il futuro.</p> <p>Il risultato non deve far dimenticare  tuttavia che, nonostante una legge che vieti uso e produzione di amianto, nel nostro Paese se ne stimino più di trenta tonnellate da bonificare e la sua messa al bando in tutto il mondo non è ancora un obiettivo raggiunto.</p> Primarie sempre http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/15/primarie-sempre_894 <p>Tutti i giornali parlano delle primarie a Genova dove per l'ennesima volta un outsider, in questo caso <strong>Marco Doria</strong>, ha superato i favoriti.</p> <p>Una cosa del genere era accaduta, con minore enfasi sui giornali, non più tardi di due settimane fa a Piacenza. Personalmente credo che non ci siano alternative: alle primarie tutti se la giocano alla pari e non devono esistere i candidati del partito.</p> <p>Chiunque vinca il giorno dopo ha diritto all'aiuto degli altri, in lealtà e trasparenza.</p> <p> Non vorrei che la vicenda genovese – come altre analoghe in tutta Italia – diventasse l'occasione per bloccare il meccanismo delle primarie.</p> <p>Noi dobbiamo uscire dal modello di partiti pesanti che decidono la linea da Roma: stanno in questa filiera le proposte fatte a ottobre alla Leopolda, dall'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (quantomai attuale, visto ciò che è accaduto in questi giorni) al dimezzamento di numero e indennità dei parlamentari regionali e nazionali. Sono molto felice che si discuta di un nuovo modello di legge elettorale perché il porcellum ha tolto ai cittadini la libertà di scelta.</p> <p>Ma niente scherzi, per favore: non si tolga il diritto di scegliere il candidato premier e la coalizione. Certe cose le deve decidere l'elettore nell'urna, non il partito in aula. Io almeno la penso così: bipolarismo, coalizioni serie, primarie a tutti i livelli per la classe dirigente.</p> <p>Vi sembro un inguaribile romantico?</p> Primarie Pd a Genova: riflessioni http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/15/primarie-pd-a-genova-riflessioni_893 <p>Sembra assodato che ormai la gente vuole andare  al di là delle ideologie e dei programmi di partito per affidare le proprie sorti a uomini (o donne) in cui senta di poter riporre la propria fiducia a livello personale. E, detto in tutta franchezza, né la Vincenzi né la Pinotti sono apparse figure sufficientemente accreditate al ruolo, per opposti ordini di motivi.</p> <p>L’attuale sindaco,<strong> Marta Vincenzi</strong> la si conosce ormai fin troppo bene in città: la sua presenza è apparsa costante nelle vicende genovesi, ma mai decisiva, mai capace di dirigere le scelte politiche ed economiche  in direzioni definitivamente utili alla collettività e ai singoli. La Vincenzi è parsa barcamenarsi nel pelago delle vicende cittadine con slogan forti e sicuri cui non ha mai fatto seguito un’altrettanto sicura e autorevole presa di posizione nei fatti; anche la sua campagna per le stesse primarie sui muri della città e sui media è sembrata rientrare in questo contesto non sufficientemente confortante per chi vive le conseguenze del governo cittadino nella quotidianità.</p> <p>Non hanno poi certo fatto bene alla Vincenzi le polemiche seguite alle conseguenze della recente alluvione ed in particolare modo alla gestione delle misure preventive che in  quella occasione seppe assicurare.</p> <p>Al contrario la<strong> Pinotti</strong> è apparsa alternativa troppo fragile, probabilmente in ragione di una esperienza pregressa non ai massimi livelli e troppo poco nota per ispirare da un momento all’altro chi si sentiva stanco della gestione Vincenzi. Una persona ignota ai più che non ha avuto il tempo né le occasioni di farsi conoscere e di imporsi all’attenzione positiva della gente.</p> <p>Fin troppo facile concludere che si tratta, per il PD, di una questione di<strong>carenza di politici di valore riconosciuto e conclamato,</strong> a Genova come a livello nazionale, dove non è certo da escludere che il partito si sia troppo presto sbarazzato di una figura come quella di Veltroni che sembra oggi l’unica a conservare, malgrado le sconfitte patite, un carisma ed una capacità di aggregazione e di consensi che altri non hanno. Va ricordato che alle politiche del 2008 il PD, guidato da Veltroni, pur complessivamente sconfitto dalla coalizione di destra, aveva ottenuto come partito il maggior  numero di voti in assoluto.</p> <p>In ambito comunale, i genovesi hanno dunque preso una decisione che non deve ritenersi di protesta, ma certo di sfiducia nelle persone che il partito ha saputo candidare. Neppure<strong> Doria,</strong> al di là del cognome che porta, può considerarsi un personaggio che si sia proposto fino ad oggi come una scelta confermata dai fatti, però i genovesi ne hanno apprezzato il coraggio e la sicura voglia di fare, al di fuori delle petulanze e delle mezze misure.</p> <p>E’ indubbiamente un’incognita ora se la cittadinanza al completo gli confermerà la fiducia al momento delle amministrative, di fronte ad una scelta politica che non si esaurisce all’interno di uno dei due poli. Molto dipenderà da quanto sapranno essere convincenti le proposte della destra, dal momento che neppure da questa parte si intravedono sicurezze alternative.</p> <p>Certo è, tuttavia, che un nuovo chiaro segno è pervenuto da Genova alla coscienza del paese intero.</p> Primarie, test interno del Pd in vista delle elezioni che contano http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/15/primarie-test-interno-del-pd-in-vista-delle-elezioni-che-contano_892 <p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: small;">Tempo fa, parlando del Pd, avevo previsto lotte da lunghi coltelli in previsione delle candidature alle prossime regionali. Ipotizzavo che la santificazione delle primarie non fosse altro che la preparazione del cavallo di troia che consentiva ai capi bastone dei perpetuare la loro presenza in consiglio regionale in barba alla forte domanda di rinnovamento che pure sta investendo i partiti minacciando di travolgerli. Il tetto dei due mandati è ormai stato messo in soffitta dal Pd e la folta schiera di quelli che tale tetto avrebbe escluso sta preparando la nuova via delle primarie. </span></span></span></p> <p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: small;">Gli appuntamenti per le varie elezioni locali mettono in evidenza un apparato sempre più agguerrito anche se la variabile dell'imprevedibilità degli elettori è sempre in agguato. Il risultato delle primarie a Selargius e Alghero conferma che il confronto interno è sempre forte anche se la presa dei soliti noti non sembra allentarsi, anzi, si conferma che il partito è sempre più preda degli ex Margherita o dei loro uomini e se diamo per scontato che il loro numero sia comunque minore rispetto a quello fratelli fondatori ne dobbiamo dedurre una maggior capacità di stringere alleanze sfruttando sempre al massimo apporti sia interni che esterni. </span></span></span></p> <p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: small;">Non deve al riguardo sfuggire che ogni volta che il Pd ha perso clamorosamente le primarie, vedi Milano, Cagliari e la stessa Genova, aveva schierato uomini di provenienza Ds o comunque marcatamente di sinistra. A pensarla male come Andreotti, che ci azzeccava, si potrebbe ipotizzare che se non sono in campo i loro uomini si disinteressino, o peggio remino contro, vero senatore Cabras? E se in campo ci sono loro ma il rischio di perderle è serio meglio non farle proprio, le primarie, vero presidente Deriu? </span></span></span></p> <p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: small;">Insomma, vista la debolezza del segretario regionale, che ormai le perde tutte e quindi non è in grado di proporre strade alternative, appare chiaro che per la scelta dei prossimi candidati alle regionali il numero dei mandati non sarà motivo di esclusione e si farà ricorso alle primarie lasciando quindi l'illusione agli elettori di decidere loro contando invece sul controllo degli apparati di partito che dovrebbero essere determinanti. Ovviamente questo è il loro pensiero che non tiene conto delle variabili impazzite, che di questi tempi sono tutt'altro che rare, e che quindi le primarie possano spalancare porte a scenari nuovi. </span></span></span></p> <p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: small;">A meno che i nostri non tirino fuori dal cilindro qualche coniglio dell'ultimo minuto, come per esempio le primarie riservate ai soli tesserati, che le derubricherebbero a mera farsa. Vista la tenacia con la quale i politici sono abbarbicati al cadreghino non si esclude alcuna possibilità, neanche la peggiore.</span></span></span></p> <p lang="it-IT" align="CENTER"> </p> Libano. Dall'Italia tecnologia Led per iluminare strade di Naqoura http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/15/libano-dallitalia-tecnologia-led-per-iluminare-strade-di-naqoura_891 <p>Naqoura (Libano) - E' stato inaugurato in Libano, nella municipalità di  Naqoura, nel Settore di Responsabilità a guida italiana, un impianto di illuminazione stradale di ultima generazione a tecnologia LED alimentato da energia solare. Il Contingente italiano, nell'ambito delle attività di cooperazione civile e militare rivolte al conseguimento degli obiettivi fissati dalla Risoluzione 1701, continua nella sua opera per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione civile nel Sud del Libano. </p> <p><span>Il progetto ha visto l'installazione di 20 nuovi punti luce, la cui dislocazione, scelta in coordinamento con la municipalità, ha interessato punti sensibili e pericolosi della strada principale che conduce all'abitato, permettendo di incrementare notevolmente le condizioni di viabilità stradale e la sicurezza dei cittadini di al Naqoura. Il progetto rientra tra i tanti intrapresi nel corso dell’ anno corrente dal contingente Italiano per migliorare sia le condizioni di sicurezza che l'efficienza della rete viaria interna al settore di responsabilità di UNIFIL Sector West (a guida italiana). Il funzionamento dell'impianto non graverà sulla rete pubblica di distribuzione dell'energia elettrica in quanto è totalmente autosufficiente grazie all'alimentazione con pannelli solari dalla resa complessiva di 110W per punto luce. </span></p> <p><span>All'evento ha partecipato il Comandante del Settore Ovest di UNIFIL, Generale di Brigata <strong>Carlo Lamanna</strong>, il sindaco della Municipalità di Al Naqoura, <strong>Hussein Awadah</strong> e una rappresentanza della popolazione locale. Il Generale Lamanna ha ringraziato tutte le Autorità civili, religiose e militari presenti sul luogo della cerimonia per le costanti manifestazioni di vicinanza al contingente italiano che continuerà a svolgere con il massimo impegno la sua missione di stabilità e sicurezza nel contesto del contingente UNIFIL al Comando del Generale di Divisione Paolo Serra e a sostenere tutti i progetti rivolti allo sviluppo del Libano del Sud in aderenza alla risoluzione 1701 del 2006.  </span></p> <div><span><br /></span></div> Khader Adnan, prigioniero di Israele in condizioni disumane http://www.liberiasinistra.it/art/2012/02/15/khader-adnan-prigioniero-di-israele-in-condizioni-disumane_890 <p>Mentre il prigioniero entra nel suo 59simo giorno di sciopero della fame, sua moglie Randa lancia un appello alla comunità internazionale per porre fine al suo isolamento e per salvargli la vita.</p> <p> </p> <p>Gerusalemme– “Mio marito sta morendo all’interno di un carcere israeliano. Il mondo dovrebbe assicurarsi che io possa riuscire a vederlo “, denuncia Randa Adnan, la moglie del detenuto politico palestinese Khader Adnan in sciopero della fase da due mesi. “E dovrebbe esercitare pressioni sul governo israeliano per liberarlo prima che sia troppo tardi”.</p> <p>Khader, 33 anni, panettiere, studente di economia all’Università di Birzeit ed attivista della Jihad islamica, è stato arrestato il 17 dicembre durante un raid notturno nella sua casa in Arraba, Jenin. Le forze israeliane lo avevano già arrestato otto volte, e ha passato più di sei anni nelle carceri israeliane, per lo più sotto ordini di detenzione amministrativa. Per questo non è ancora riuscito a completare i propri studi.</p> <p>Khader ha iniziato lo sciopero della fame il giorno stesso dell’arresto per protestare contro la politica di detenzione amministrativa di Israele, contro la brutalità dei suoi carcerieri e per chiedere il proprio rilascio. Le autorità carcerarie hanno risposto con le percosse, lo hanno legato in posizioni dolorose per ore, strappandogli i peli dalla barba, imbrattandogli volto, gettandolo in una “cella di punizione”, con luci e rumori forti per impedirgli di dormire e privandolo delle medicine di cui fa uso per la sua malattia gastrica, per problemi al disco e per le lesioni che i soldati gli avevano inflitto. Dopo che le autorità israeliane hanno insultato i membri della sua famiglia, comprese le sue due giovani figlie e la madre anziana – una forma di tortura psicologica utilizzata dalle truppe israeliane per estrarre informazioni ai sospetti palestinesi – Khader ha iniziato uno sciopero della parola, rifiutandosi di parlare con loro.</p> <p>L’8 gennaio, un tribunale militare israeliano ha condannato Khader alla detenzione amministrativa fino all’8 maggio. Israele attualmente detiene 310 palestinesi con questa misura extra-giudiziale, che permette al suo esercito di detenere i prigionieri a tempo indeterminato senza presentare accuse o  prove contro di loro. Come gli altri prigionieri palestinesi, i detenuti amministrativi hanno un accesso limitatissimo ai propri famigliari, i quali non vengono nemmeno informati delle informazioni basilari e sullo stato di salute dei propri parenti in carcere.</p> <p>“Io non ho saputo che cosa gli fosse successo fino al 30 dicembre, quando il giudice ha fatto la prima udienza” ha spiegato Randa. “La mia richiesta è stata respinta, e il personale carcerario non mi ha permesso di vederlo fino a quando, martedì scorso, un’organizzazione per i diritti umani ha coordinato la nostra prima visita di famiglia in ospedale dove Khader era ricoverato. Non ci hanno permesso di stare con lui per più di 15 minuti. ”</p> <p>Da allora, ha dichiarato la moglie, il marito quasi non riesce a salutarla. Il suo corpo raggrinzito pieno di ulcere sembrava un guscio, già senza vita all’interno. La moglie era sconvolta, le sue figlie Ma’ali (quattro anni) e Bissan (uno e mezzo) erano spaventate, alla vista delle sue unghie lunghe e della barba e dei capelli, che lo ricoprivano e cadevano su di lui a ciocche, spettinati ed incolti. Khader ha raccontato a Randa che i carcerieri dal momento del suo arresto, 52 giorni prima, gli aveva impedito di fare il bagno, la doccia o di cambiarsi i vestiti.</p> <p>“Israele ha trattato mio marito, senza umanità o compassione mentre la sue condizioni di salute peggioravano” ha detto Randa. “Tutto ciò non è accettabile e non solo gli impediscono di ricevere qualsiasi trattamento medico, ma anche attaccano la sua dignità, come un essere umano”.</p> <p>Khader, in una lettera inviata sabato dall’ospedale del carcere di Ramleh sembrava ormai rassegnato  e certo del destino che lo attendeva. “L’unica cosa che posso fare è offrire la mia anima a Dio poichè credo che alla fine la rettitudine e la giustizia trionferanno sulla tirannia e sull’oppressione” ha scritto.</p> <p>“Con la presente dichiaro di affrontare e combattere gli occupanti non per me stesso come individuo, ma per il bene di migliaia di prigionieri che vengono privati dei diritti umani basilari mentre il mondo e la comunità internazionale rimangono a guardare.” Ieri un tribunale militare ha respinto il ricorso di Khader e ha approvato la  detenzione amministrativa.</p> <p>Eppure Randa sembra conservare un barlume di speranza, per la vita del marito e per il mondo. “Israele ha negato a Khader qualsiasi equità o decenza” afferma  “Ma forse il resto dell’umanità mostrerà più misericordia”. Nena News</p>